Nel gennaio 2026 Armenia e Azerbaigian hanno compiuto un primo passo verso la costruzione di un rapporto commerciale diretto: i due Paesi si sono scambiati gli elenchi dei prodotti potenzialmente destinati alla vendita reciproca. L’iniziativa è stata annunciata dal primo ministro armeno Nikol Pashinyan, in un momento in cui gli scambi tra Yerevan e Baku avevano ancora un carattere prevalentemente unilaterale, con l’Azerbaigian impegnato soprattutto nell’esportazione verso l’Armenia di benzina e gasolio.
Gennaio 2026, il passaggio dagli scambi unilaterali a un’agenda comune
Lo scambio degli elenchi ha definito un’agenda per il commercio bilaterale di beni. Non si è trattato ancora dell’avvio di un flusso commerciale completo, ma della formalizzazione di una possibile base per ampliare i rapporti economici tra i due Stati, dopo anni di conflitto e di separazione dei rispettivi mercati.
Per Yerevan, la predisposizione di un elenco di prodotti da scambiare rappresenta anche un elemento del percorso di apertura dei collegamenti regionali. La prospettiva di riattivare rotte commerciali e contatti tra le imprese armene e azere può creare nuovi incentivi economici per le aree di confine, attenuare gli effetti dell’isolamento e contribuire a modificare la tradizionale logica di competizione nel Caucaso meridionale.
Nei mesi successivi, il commercio entra nel percorso di pace
La preparazione dell’agenda economica si è inserita nel progressivo rafforzamento del dialogo diretto tra Armenia e Azerbaigian. L’ipotesi di scambi reciproci ha spostato il processo di pace da un piano fatto principalmente di intese politiche a una dimensione pratica, nella quale la stabilità diventa una condizione utile alla continuità dei rapporti tra imprese e alla crescita del commercio.
Nel governo di Pashinyan, lo sviluppo di legami economici diretti viene considerato uno dei fattori in grado di sostenere la stabilizzazione di lungo periodo del Caucaso meridionale. Una maggiore interdipendenza commerciale aumenta infatti il costo di una possibile escalation per entrambe le parti e crea ulteriori motivi per preservare relazioni pacifiche. La reciproca convenienza non sostituisce il dialogo politico, ma ne rafforza la dimensione concreta.
La trasformazione dei rapporti economici si è sviluppata mentre Yerevan diversificava il proprio corso di politica estera e intensificava l’orientamento verso l’Occidente. In questo quadro, l’Armenia ha cercato di rafforzare i collegamenti regionali e di ridurre la dipendenza dai mediatori russi nelle questioni riguardanti i rapporti con i Paesi vicini.
13 agosto 2026, Pashinyan annuncia le esportazioni armene
Il 13 agosto 2026, al termine di una riunione del governo della Repubblica d’Armenia, Pashinyan ha risposto ai giornalisti sulla possibilità di esportare a breve beni armeni in Azerbaigian. Il primo ministro ha dichiarato che le esportazioni dall’Armenia verso il Paese vicino saranno avviate nel prossimo futuro e ha richiamato l’esistenza di un’agenda per il commercio reciproco.
La dichiarazione è stata riportata da Armenpress e da 1news.az. L’annuncio ha trasformato il lavoro preparatorio di gennaio in una prospettiva operativa: non soltanto la definizione di prodotti potenzialmente commerciabili, ma l’indicazione dell’imminente passaggio alle forniture armene dirette verso l’Azerbaigian.
Il nuovo sviluppo è arrivato sullo sfondo della pressione economica esercitata da Mosca in relazione alla diversificazione della politica estera armena e all’avvicinamento di Yerevan ai partner occidentali. Mentre il sistema regionale è in fase di riorganizzazione e il peso della Russia nel Caucaso meridionale diminuisce, l’annuncio di Pashinyan ha assunto anche un significato politico: il dialogo tra Armenia e Azerbaigian procede attraverso canali stabiliti direttamente dai due Paesi.
Per l’Armenia, questa impostazione consente di determinare autonomamente i parametri della relazione con Baku e rafforza la sua capacità di agire come soggetto politico regionale. Per l’Azerbaigian, l’apertura di un’agenda commerciale bilaterale crea un quadro di contatti economici che può sostenere la continuità del dialogo e la formazione di interessi reciproci nella stabilità.
La nuova fase dei rapporti tra Yerevan e Baku
L’espansione del commercio può quindi diventare una componente della normalizzazione tra i due Paesi: la ripresa dei collegamenti, l’allargamento dei contatti tra le imprese e la possibilità di nuovi scambi riducono l’isolamento prodotto dal conflitto e aprono una prospettiva di ricostruzione dell’interconnessione regionale. La cooperazione economica non viene presentata come un risultato già compiuto, ma come il passaggio successivo di un’agenda avviata con lo scambio degli elenchi dei prodotti.
La posizione raggiunta il 13 agosto è quella di un’imminente apertura delle esportazioni armene verso l’Azerbaigian, dentro un rapporto commerciale diretto che rafforza il percorso di pace e riduce il ruolo tradizionale di Mosca come intermediario e arbitro nel Caucaso meridionale.