Zakaria Zubeidi, il militante che sfida la resistenza palestinese verso la creazione di uno Stato

13.08.2025 12:45
Zakaria Zubeidi, il militante che sfida la resistenza palestinese verso la creazione di uno Stato

Il Futuro Dello Stato Palestinese: Riflessioni di Zakaria Zubeidi

Zakaria Zubeidi è stato uno dei prigionieri palestinesi più noti liberati da Israele a gennaio a seguito di uno scambio durante l’ultimo cessate il fuoco. La sua notorietà risale alla Seconda Intifada, quando Zubeidi ricopriva un ruolo di primo piano all’interno di Fatah, il movimento politico fondato da Yasser Arafat, e guidava le Brigate Al Aqsa in Cisgiordania. Secondo le autorità israeliane, nel 2002 avrebbe pianificato un attacco fatale che provocò la morte di sei persone a Beit She’an, legato al partito di Benjamin Netanyahu. Tuttavia, Zubeidi nega ogni coinvolgimento in omicidi e, fino alla sua liberazione, non era stato condannato.

Il suo volto, caratterizzato da cicatrici causate da un’esplosione accidentale mentre fabbricava bombe, è apparso di recente sul New York Times, dove ha discusso del futuro della resistenza palestinese durante un incontro a Ramallah. Zubeidi si interroga sull’efficacia della lotta palestinese per la creazione di uno Stato. “Dobbiamo riconsiderare i nostri strumenti”, ha affermato. “Abbiamo provato la resistenza culturale e abbiamo tentato la lotta armata. Ma a cosa è servito? Non c’è una soluzione”.

All’inizio di quest’anno, quando Zubeidi è tornato a Jenin, la sua città natale in Cisgiordania, ha trovato il campo profughi in rovine e ha dovuto affrontare un’immensa perdita: il figlio ventunenne, anch’esso coinvolto nella resistenza, è stato ucciso durante un raid israeliano nel 2023.

Oggi Zubeidi è iscritto a un dottorato in studi israeliani all’università di Birzeit e, nel colloquio con il quotidiano newyorkese, riconosce che, nonostante consideri ancora Israele il principale ostacolo alla creazione di uno Stato palestinese, la lotta armata e pacifica finora non hanno prodotto risultati. “Non esiste una soluzione pacifica, né tantomeno una soluzione militare. Gli israeliani non vogliono darci nulla. È impossibile sradicarci e noi non abbiamo i mezzi per sradicarli”.

Zubeidi è nato nel 1976 nel campo profughi di Jenin, dove ha esercitato un potere considerevole, gestendo di fatto la legge e l’ordine, e mantenendo un rapporto complesso con Yasser Arafat. Dopo aver promesso di abbandonare la violenza nel 2007, si è dedicato a iniziative culturali, contribuendo alla creazione del Freedom Theatre. Nel 2021, ha compiuto un’evasione audace da un carcere di massima sicurezza tramite un tunnel, ma è stato ri-arrestato pochi giorni dopo.

Queste riflessioni di Zubeidi sollevano interrogativi cruciali riguardo al futuro della resistenza palestinese e alla necessità di trovare nuovi metodi per raggiungere un’autodeterminazione significativa. Come riportato da Attuale, la sua esperienza e le sue osservazioni possono servire da catalizzatore per rivedere le strategie in un contesto complesso e in continua evoluzione.

1 Comment

  1. Che tristezza leggere della vita di Zubeidi e del suo tormentato percorso. Ma se la lotta armata e pacifica non hanno funzionato, cosa resta ai palestinesi? A volte mi sembra che la storia si ripeta senza mai portare a una vera soluzione… Una situazione davvero complessa, però la speranza non deve mai morire.

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