Roma, 23 luglio 2025 – Gabriella Greison, fisica, scrittrice e divulgatrice scientifica, ha svolto il ruolo di madrina durante la cerimonia di laurea dell’Università di Messina, svolta in un contesto suggestivo come il Teatro Greco di Taormina. Prima dell’evento, ha condiviso un video in cui esprime il suo entusiasmo per il discorso che intendeva tenere, focalizzandosi su temi quali libertà, coraggio e rivoluzioni, riporta Attuale.
La reazione di una parte del pubblico social non si è concentrata tanto sui contenuti del suo intervento, quanto piuttosto sull’abito scelto per l’occasione: un vestito leggero e scollato, perfetto per il caldo torrido (oltre 40 gradi) di luglio. Questo video ha scatenato una serie di commenti sessisti, con molte critiche che si sono focalizzate sull’idea che fosse “inadeguata” e che volesse attirare l’attenzione “in altri modi”, ignorando completamente la sua competenza e il valore della sua presentazione.
La risposta brillante e ironica di Greison
Gabriella ha risposto con intelligenza e un sottile sarcasmo. In un post su Instagram ha commentato: “Quello che vi ha turbato non è il vestito. È il fatto che una donna possa parlare di fisica quantistica senza ricordare un uomo, e quindi senza chiedere il permesso. Che possa salire su un palco, spiegare la funzione d’onda e Schrödinger, e intanto avere le tette. Ops”.
La reazione del pubblico è stata immediata: la rettrice Giovanna Spatari ha lodato Greison per il suo intervento, definendo le polemiche come un “attacco sessista mascherato da moralismo”. Altre testate nazionali e numerosi utenti hanno condannato la “polizia del decoro” presente sui social, evidenziando come situazioni simili siano espressioni di un pregiudizio culturale profondamente radicato.
Il sessismo nella scienza: una questione persistente
Una recente analisi su American Scientist evidenzia come il sessismo nella comunità scientifica non sia un problema recente, ma abbia origini radicate e spesso invisibili. Molte donne si sono allontanate dalla carriera accademica non a causa di una mancanza di capacità, ma per un ambiente ostile che ha costretto molte a lasciare il campo. L’autrice Pat Lee Shipman descrive una crescente emorragia femminile tra le ricercatrici, che affrontano barriere invisibili, esclusione sistematica da premi e riconoscimenti e una cultura di silenzi e pregiudizi. Questo fenomeno non solo penalizza le carriere individuali, ma impoverisce l’intera comunità scientifica, privandola della diversità necessaria per innovare e progredire.
La vicenda che ha visto protagonista Greison a Taormina ha nuovamente messo in luce quanto il sessismo sia radicato anche nelle interazioni quotidiane. Tuttavia, la sua risposta, caratterizzata da ironia, competenza e determinazione, ha cambiato le carte in tavola. Da vittima, è riuscita a diventare protagonista, trasformando un attacco in un’opportunità per avviare un dialogo sulle discriminazioni e invitare tutti al rispetto.