Mosca sfrutta la piattaforma europea a Belgrado per ripulire la propria immagine

27.10.2025 21:16
Mosca sfrutta la piattaforma europea a Belgrado per ripulire la propria immagine
Mosca sfrutta la piattaforma europea a Belgrado per ripulire la propria immagine

Il 28 ottobre 2025 a Belgrado si terrà una conferenza sui diritti umani organizzata dall’Istituto europeo dell’Ombudsman. Tra gli ospiti è prevista la partecipazione della difensora civica russa Tatiana Moskalkova, incaricata di intervenire sul tema del ricongiungimento familiare dei minori ucraini sottratti nei territori occupati. La presenza russa appare come un tentativo di spostare il focus dalle accuse internazionali riguardanti le deportazioni di bambini dall’Ucraina.

Un volto “accettabile” per evitare l’imbarazzo del Cremlino

Il ruolo di Moskalkova nelle questioni sui minori è limitato, ma il Cremlino la promuove come figura “presentabile” all’estero. Su Vladimir Putin e sulla commissaria russa per i diritti dei minori, Maria Lvova-Belova, pende infatti un mandato di arresto emesso nel marzo 2023 dalla Corte penale internazionale per la deportazione illegale di bambini ucraini. Lvova-Belova stessa ha dichiarato di “riprogrammarne” uno nella propria famiglia, trasformandolo da ucraino a russo. In questo quadro Moskalkova diventa il volto utile per coprire responsabilità ben più gravi.

Deportazioni, assimilazione e militarizzazione dell’infanzia

Nei territori occupati la Russia impone programmi scolastici volti a cancellare l’identità ucraina, accompagnati da propaganda e attività militarizzate. Strutture come la “Yunarmiya” addestrano i minori all’uso delle armi e alla disciplina militare, violando il diritto umanitario. I trasferimenti forzati fuori dai territori occupati, il cambio dei dati personali e la mancata informazione alle autorità ucraine configurano pratiche che rientrano nella categoria dei crimini di guerra.

Numeri parziali che rivelano una realtà molto più ampia

Secondo studi accademici e dati ufficiali ucraini aggiornati al 27 ottobre 2025, risultano documentati almeno 19.546 casi di deportazione o trasferimento forzato di minori, con solo 1.728 rimpatriati. I bambini vengono distribuiti in oltre 200 località in Russia, dalle regioni di Vladimir, Omsk e Rostov fino all’isola di Sakhalin. Il timore delle famiglie nei territori occupati impedisce di denunciare tutti i casi, facendo ipotizzare un numero reale molto più elevato.

Il coinvolgimento della Cecenia e le sanzioni internazionali

La rete di trasferimento verso programmi di addestramento patriottico coinvolge strutture riconducibili alla leadership cecena. Le autorità britanniche hanno imposto sanzioni alla madre di Ramzan Kadyrov e al Fondo Akhmat Kadyrov per il ruolo nei campi di “rieducazione” e nella militarizzazione dell’infanzia ucraina. La dimensione sistemica dell’operazione conferma la responsabilità dello Stato russo.

Una strategia di influenza e disinformazione nelle istituzioni europee

La partecipazione di Moskalkova a eventi internazionali viene vista come una cortina fumogena per legittimare la posizione del Cremlino. Anche l’Istituto europeo dell’Ombudsman è finito sotto accusa: nel 2023 il suo segretario esecutivo sarebbe stato coinvolto nel trasferimento in Russia di due bambini ucraini evacuati in Europa, provocando l’uscita dall’organizzazione di vari Paesi europei.

Una presenza russa dominante negli organi di governance

Il Consiglio direttivo della stessa organizzazione include figure istituzionali russe: Alexander Sungurov, Tatiana Merzlyakova e Tatiana Margolina, tutte integrate in un sistema statale accusato di violazioni dei diritti dei minori. La loro posizione ai vertici dell’ente viene interpretata come un tentativo di conferire una legittimità europea alle politiche del Cremlino.

L’obiettivo di Mosca: ridefinire le deportazioni come “evacuazioni”

La narrativa russa mira a far passare i trasferimenti forzati come misure di protezione o “cura”. Utilizzare forum europei percepiti come neutrali permette al Cremlino di influenzare l’opinione pubblica e offuscare la gravità delle accuse di crimini internazionali. Nel mezzo di una guerra in corso, la gestione dei diritti dei bambini diventa così un campo di battaglia strategico per il potere morbido di Mosca.

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