Due mesi dopo la tregua, Israele continua le operazioni militari a Gaza

10.12.2025 14:55
Due mesi dopo la tregua, Israele continua le operazioni militari a Gaza

Continuano le violazioni del cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza

Dal inizio del cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, avvenuto due mesi fa, l’esercito israeliano ha causato la morte di almeno 386 persone, secondo le autorità palestinesi locali, controllate da Hamas. Questi dati sono considerati affidabili. Amnesty International ha riportato che tra le vittime ci sono stati 136 minori. Sebbene il numero delle uccisioni sia inferiore rispetto ai periodi precedenti, quando in media l’esercito israeliano uccideva 90 palestinesi al giorno, è evidente che gli attacchi continuano, violando gli accordi vigenti, riporta Attuale.

Le autorità palestinesi hanno documentato oltre 700 violazioni nel corso di due mesi, con circa tre quarti delle violazioni consistenti in bombardamenti e attacchi con armi da fuoco. Si sono registrate anche incursioni via terra. Israele ha proseguito con la demolizione di case ed edifici, anche se in misura ridotta rispetto ai mesi precedenti. Tra i bombardamenti più devastanti segnaliamo quelli del 19 ottobre, con 45 morti, del 29 ottobre, con 109 morti, e del 19 novembre, che ha causato 21 vittime.

In diverse situazioni, i palestinesi hanno accusato l’esercito israeliano di usare cecchini per colpire civili, soprattutto quando si avvicinano alla cosiddetta “linea gialla”, l’area di demarcazione da cui l’esercito israeliano si è ritirato. Negli ultimi due mesi, si sono registrati anche tre soldati israeliani uccisi in scontri armati con membri di Hamas.

Le promesse di aiuti umanitari non sono state rispettate: secondo il piano di ottobre, Israele avrebbe dovuto consentire l’ingresso di almeno 600 camion di aiuti al giorno nella Striscia. Tuttavia, nei due mesi scorsi sono arrivati in media meno di 230 camion al giorno. Pur rappresentando un miglioramento rispetto al passato, questa quantità rimane insufficiente rispetto ai reali bisogni della popolazione. I prezzi del cibo sono calati, ma rimangono comunque insostenibili per la maggior parte dei palestinesi.

Diverse persone, in particolare i minorenni, continuano a soffrire di malnutrizione. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 9.000 bambini hanno necessitato di cure per malnutrizione acuta nel mese di ottobre, il primo dopo l’inizio del cessate il fuoco.

Recentemente, Israele aveva annunciato l’apertura del valico di Rafah al confine con l’Egitto per il transito delle persone, ma il varco non è stato ancora aperto. Israele desidera espellere le persone palestinesi da Gaza senza garantire il loro rientro, ma l’Egitto si oppone a questo provvedimento, temendo un’espulsione forzata della popolazione.

La situazione attuale è estremamente precaria e non è chiaro quando si potrà passare alla cosiddetta “fase due” degli accordi, che dovrebbe prevedere la smilitarizzazione di Hamas e il ritiro totale delle forze israeliane dalla Striscia. Tuttavia, entrambe le parti mostrano resistenza: Israele non intende ritirarsi completamente e Hamas non mostra interesse a smilitarizzarsi.

Questa settimana, il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Eyal Zamir, ha dichiarato che “la linea gialla rappresenta una nuova linea di confine, fondamentale per la difesa delle nostre comunità e per le operazioni militari”, suggellando così l’intento di Israele di mantenere una presenza militare attiva a Gaza.

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