Iran, milizie nei ospedali: oltre 100 città in protesta e il procuratore richiede pena di morte per i dissentienti

10.01.2026 23:45
Iran, milizie nei ospedali: oltre 100 città in protesta e il procuratore richiede pena di morte per i dissentienti

Proteste in Iran si intensificano con vittime in crescita e repressione brutale

Nuovi video, ripresi di nascosto al centro di medicina legale di Kahrizak a Teheran, rivelano la drammatica situazione in Iran, dove il regime ha intensificato la violenza contro i dissidenti. I filmati mostrano corpi di manifestanti allineati in sacchi neri, mentre i familiari cercano disperatamente i propri cari tra i cadaveri. Queste immagini confermano la brutalità delle Guardie della Rivoluzione, che operano senza tregua per riportare il controllo, riporta Attuale.

La risposta della Repubblica Islamica alle proteste diffuse è sempre più violenta, mentre le manifestazioni continuano in oltre 100 città, tra cui Punak, Shabadab, Mashhad, Isfahan, Shiraz, Karaj, Zahedan e Qom. Testimoni riferiscono di spari diretti contro i volti dei manifestanti, mentre i cecchini si stanzierebbero sui tetti e droni sorvegliano le strade. In alcune località, come Abdanan, le milizie entrano negli ospedali per stanare i feriti, costringendo molte persone a cercare cure in strutture private per sfuggire alla cattura.

Il capo della magistratura, Gholamhossin Mohseni Ejei, ha annunciato l’attivazione di tribunali speciali per processare i rivoltosi rapidamente. Il procuratore generale, Mohammad Azad, ha avvertito che i manifestanti potrebbero affrontare accuse di “nemici di Dio”, che prevedono la pena di morte in Iran.

All’inizio delle manifestazioni, il presidente “riformista” Masoud Pezeshkian aveva adottato un approccio cauto, ma tale posizione è cambiata drasticamente di fronte alla forza dell’insurrezione. Fonti suggeriscono che la Guida Suprema ha attivato un livello di allerta superiore a quello utilizzato durante la guerra con Israele. Nel frattempo, l’ex presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato su Truth che gli Stati Uniti sono pronti a sostenere i manifestanti in lotta per la libertà.

Reza Pahlavi, figlio dello scià esiliato a Washington, sta cercando di coordinare la protesta da lontano, incoraggiando scioperi nei settori dei trasporti, del petrolio e dell’energia per colpire l’economia del regime e prepararsi a difendere le città.

Due settimane dopo l’inizio delle proteste, il reale bilancio delle vittime resta incerto. Secondo l’organizzazione non governativa Human Rights Activists, si contano almeno 71 morti, ma altre stime arrivano fino a 217 solo a Teheran. Gli ospedali sono satolli, mancano forniture mediche e molti feriti arrivano con ferite da arma da fuoco. Un medico ha descritto la situazione come un vero e proprio conflitto, affermando che nelle strutture sanitarie “non c’è sangue, manca il personale”.

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