Approvata dal Senato la legge contro l’antisemitismo, con divisioni tra le opposizioni
Roma, 5 marzo 2026 – Primo via libera del Senato alla legge sull’antisemitismo. L’Aula di Palazzo Madama ha approvato il testo coi 105 sì di maggioranza, Azione, Italia viva, 6 voti dal Pd e 5 dalle autonomie. Contrari in 24 da 5 Stelle e Avs. Astenuti i 21 Pd. Degli altri 50 senatori una parte era in missione, un’altra ha preferito non partecipare al voto, riporta Attuale.
L’esito del voto riflette le previsioni, eccezion fatta per il cambio di posizione dei 5 Stelle, che hanno oscillato dall’astensione al voto contrario, motivando la loro scelta con il “l’imbarbarimento” del dibattito in Aula, come confermato dai partecipanti, caratterizzato da “più pedestri” scambi di accuse tra destra e sinistra. Questo cambio di rotta ha lasciato il Pd isolato, con 6 senatori dell’area riformista, guidati da Graziano Delrio, che si sono allontanati, suscitando polemiche interne al partito.
Il dibattito si è focalizzato sulla definizione di antisemitismo proposta dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), menzionata all’articolo 1 del provvedimento come riferimento. Tale definizione è stata criticata dai contrari, poiché è stata utilizzata per giustificare interventi contro boicottaggi o critiche alla politica di Israele, come evidenziato da Peppe De Cristofaro per Avs. I tentativi di modificare o rimuovere questa definizione, tramite tre emendamenti presentati da Pd-M5s-Avs, sono stati tutti respinti. Questo ha dato origine a uno scambio di accuse e polemiche tra le parti in campo.
Il Pd, rappresentato da Francesco Boccia, ha criticato la mancanza di unanimità, attribuendola alla “destra che non ha voluto trovare un punto d’incontro” e promettendo l’impegno del partito nel voto alla Camera. I riformisti non hanno dato grande risalto al voto dissenziente in Aula, sottolineando che questo non era “in contestazione con il partito”, come precisato da Delrio. Quest’ultimo ha espresso la necessità di un “provvedimento che rompe un silenzio e una timidezza della cultura democratica che non ha discusso abbastanza di questa emergenza”. Walter Verini ha definito il testo “un segnale importante e necessario su un tema di drammatica attualità e pericolosità”, sottolineando l’assenza di norme sanzionatorie e di limitazione alla critica.
Il provvedimento, composto da 5 articoli, ha visto l’aggiunta di due articoli rispetto alla versione iniziale, con l’approvazione di emendamenti in commissione Affari costituzionali che hanno incluso misure a tutela della libertà di espressione. Sono state cancellate le precedenti disposizioni relative al divieto di manifestazioni e alle sanzioni penali. La responsabilità principale è stata affidata alla presidenza del Consiglio, attraverso un coordinatore, per sviluppare una strategia nazionale che preveda interventi contro l’odio online e politiche formative.