Forza Italia in crisi: Gasparri si dimette da capogruppo, Craxi in pole position per la successione

26.03.2026 12:45
Forza Italia in crisi: Gasparri si dimette da capogruppo, Craxi in pole position per la successione

Crisi nel cuore di Forza Italia: richiesta di dimissioni per Maurizio Gasparri

Roma, 26 marzo 2026 – Turbolenze in Forza Italia. Oggi pomeriggio, alle 16.30, è convocata una riunione dei senatori azzurri a palazzo Madama. L’ordine del giorno, firmato dal presidente Maurizio Gasparri, è chiaro: “Dimissioni presidente del gruppo. Elezione nuovo presidente del gruppo”. La tensione cresce dopo che 14 senatori su 20 hanno avviato una raccolta firme per richiedere un rinnovamento all’interno del gruppo, con una richiesta specifica di sostituire Gasparri. Tra i firmatari figurano anche i ministri Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo. La figura di Stefania Craxi emerge come favorita per il ruolo di capogruppo, riporta Attuale.

Gasparri, in un’intervista rilasciata a Qn, ha reagito alle analisi che indicano un’uscita degli elettori di Forza Italia dal Sì, dichiarando: “Ecco un’altra castroneria. L’altro giorno è stato detto che il 18% degli elettori di Forza Italia ha votato per il No. Peccato che una forbice del 10% di movimento dell’elettorato interno sia stata riconosciuta a tutti i partiti. Le stime attuali posizionano Forza Italia tra l’8% e l’11%, con un elettorato meno vasto ma più fidelizzato. Insomma, i conti non tornano”.

Un’iniziativa analoga viene ipotizzata alla Camera per la sostituzione di Paolo Barelli. “Non so niente. Mi sto occupando di altre cose, non ho notizie”, ha dichiarato Barelli a Repubblica, respingendo le accuse rivolte agli azzurri di aver pesato negativamente sul risultato referendario. “Forza Italia si è impegnata, ha fatto tutto quello che doveva fare. Si vince e si perde insieme, non è possibile dare la colpa a uno o a un altro partito. Meno che mai a noi. Abbiamo risultati positivi – ha continuato – e non abbiamo commesso errori. C’è uno storico che racconta come al Sud si voti poco. Se il referendum fosse stato l’1 marzo, come doveva essere, avremmo evitato di votare con lo scoppio della guerra. La guerra ha creato incertezza e ha prevalso lo stato d’animo di chi si è spaventato di fronte all’aumento del costo della benzina, per esempio”.

Infine, Barelli ha difeso il leader del partito, Antonio Tajani: “E perché? Come centrodestra abbiamo preso più voti delle elezioni politiche. E non ci sta bene se la croce viene buttata su di noi di Forza Italia”, ha concluso.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere