Crisi di nomine e provvedimenti urgenti nel governo italiano
Roma, 21 aprile 2026 – Quattro Consigli dei ministri nel giro di dieci giorni. Quale sia per il governo la matassa da sbrogliare e le scadenze a cui dare risposta lo si capisce anche dalla (probabile) agenda. Ci sono provvedimenti urgenti e fondamentali come il Documento di finanza pubblica (sostituisce il vecchio Def), che va inviato a Bruxelles entro la fine del mese, c’è il decreto sul Lavoro con le misure già annunciate, Piano casa compreso, e da battezzare in occasione del Primo Maggio e ci sono le nomine, che ormai si trascinano da giorni, nelle caselle rimaste vacanti sia tra i sottosegretari che nelle aziende partecipate, riporta Attuale.
Tra queste, sta diventando un caso politico, con l’interrogazione presentata dal Pd ai ministri dell’Economia, Giorgetti, e delle Imprese, Urso, la vicenda dell’Eni con Giuseppina Di Foggia – indicata come possibile presidente al posto di Giuseppe Zafarana – che ha chiesto una buonuscita di 7,3 milioni di euro per lasciare Terna, di cui dal 2023 è ad e direttrice generale. Ma le due cose – buonuscita e incarico in un’altra partecipata pubblica, con Cassa depositi e prestiti azionista di entrambe – non sono compatibili e questo sarebbe stato fatto osservare con fastidio, pare condiviso dalla stessa premier, dal Ministero dell’Economia. Su tutto, poi, c’è l’occhio attento del Quirinale, come dimostra la convocazione, ieri al Colle, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
In attesa di sviluppi, l’agenda rimane fitta. Oggi pomeriggio alle 17.30 è previsto un Cdm lampo – ci sarebbero leggi regionali in scadenza – mentre dalla riunione di domani alle 12 si attendono novità sul risiko delle nomine dei sottosegretari. Non ci sono però certezze e non è escluso un ulteriore rinvio. È ormai dato per certo al Mef l’attuale sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon e l’arrivo, al suo posto, dell’azzurra Chiara Tenerini, ma a ieri non si era ancora trovato l’accordo sul nome del nuovo presidente della Consob, per cui la Lega ha indicato Federico Freni. In alternativa circola il nome di Federico Cornelli, attualmente commissario dell’autorità. Per quanto riguarda il caso Di Foggia, l’ad di Terna dovrà decidere in tempi brevi se accettare la presidenza di Eni e dimettersi prima dell’assemblea del 6 maggio. Se optasse per restare a Terna, l’azionista di maggioranza, cioè il Tesoro, dovrà indicare un nuovo nome: a questo proposito i rumors fanno quello di Emma Marcegaglia, già in passato alla presidenza di Eni.
Il senatore Dem Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, ha annunciato che presenterà un’interrogazione a Giorgetti e Urso perché “i fatti sono gravi” e “la pretesa” della buonuscita “appare in diretto contrasto sia con la policy di Cassa depositi e prestiti” che “con lo statuto di Terna”. Per Misiani la vicenda “è la spia di una gestione complessivamente improvvisata e opaca delle nomine pubbliche da parte del governo Meloni, che ha già prodotto criticità in Eni, Leonardo, Poste Italiane e Mediobanca.”