Riforma elettorale in Italia: fase decisiva in arrivo con l’audizione dei costituzionalisti
La riforma della legge elettorale italiana entra in una fase cruciale domani, con l’audizione degli ultimi esperti, che segnerà la transizione dalla preparazione alla discussione effettiva e alla battaglia sugli emendamenti. La proposta dello Stabilicum 2.0 dovrebbe essere adottata giovedì in commissione Affari costituzionali della Camera, avviando un processo di revisione necessario per evitare conflitti con le osservazioni della Corte Costituzionale, riporta Attuale.
Un primo punto controverso riguarda la situazione del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta, esclusi dal conteggio delle elezioni nazionali. I rappresentanti del centrodestra propongono di permettere alle liste locali di dichiarare un legame con le coalizioni nazionali per reinserire i loro eletti nel conteggio complessivo. Problematica anche la gestione delle circoscrizioni estere; il relatore Angelo Rossi (FdI) ha evidenziato come il sistema attuale si sia trasformato in un “sistema maggioritario distorsivo” a causa del taglio dei parlamentari, suggerendo una revisione dei collegi oltreconfine.
Inoltre, si discute il premio di maggioranza, che assegna 70 deputati e 35 senatori alla coalizione vincente. Si prevede che sia stabilito che i listini del bonus debbano essere inclusi in tutte le circoscrizioni.
Paradossalmente, i sondaggi attuali suggeriscono che la legge elaborata dal centrodestra potrebbe avvantaggiare l’opposizione. Secondo le ultime rilevazioni di Swg, un’alleanza ampia ha un vantaggio del 45,8% rispetto al 42,4% della coalizione di governo. Nonostante ciò, il centrosinistra ritarda, aspettando l’apertura del tavolo di coalizione per concordare una posizione comune, preparando emendamenti che sanno di non avere reali possibilità di successo. Questa mossa sembra servire solo a dipingere la maggioranza come sorda al dialogo.
Il tema delle preferenze è al centro di un acceso dibattito; il deputato Edoardo Ziello del neonato partito Futuro Nazionale ha annunciato un emendamento per reintrodurle. Fratelli d’Italia ha minimizzato, rinviando la questione all’Aula. Le preferenze sembrano spaventare tutti i partiti: sono reclamate pubblicamente, ma nel segreto delle urne si cerca di sminuirle.
Sul fronte interno, il centrosinistra affronta le proprie difficoltà. Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno abbandonato l’idea di un “Papa straniero”, rifugiandosi dietro lo slogan “prima il programma”. Tuttavia, l’apertura cauta di Schlein a una patrimoniale europea sui super-ricchi ha scatenato una serie di reazioni all’interno della coalizione. Matteo Renzi ha subito espresso il proprio dissenso, mentre il Movimento 5 Stelle, tramite Vittoria Baldino, ha precisato che non c’è alcuna traccia di tali tasse nel programma attualmente in discussione.
Il Partito Democratico ha optato per un silenzio significativo, riflettendo un imbarazzo profondo per il timore di fornire argomentazioni alla destra. Antonio Tajani non ha tardato a rispondere, dichiarando: “La sinistra pensa solo ad aumentare le tasse, noi le tagliamo”. Soltanto i leaders di Avs continuano a spingere per la patrimoniale, con Angelo Bonelli che esige che i super-ricchi contribuiscano. Tuttavia, prima di sfidare il governo su questo punto delicato, dovrà affrontare la difficoltà di convincere i propri alleati.