Accordo Usa-Iran: firmato venerdì a Ginevra, prevista pausa nei combattimenti di sessanta giorni

15.06.2026 17:35
Accordo Usa-Iran: firmato venerdì a Ginevra, prevista pausa nei combattimenti di sessanta giorni

Intesa tra Stati Uniti e Iran apre a un cessate il fuoco di sessanta giorni

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un accordo che, sebbene non ponga fine alla guerra, offre una possibile via per la sua conclusione. Questo primo compromesso, ancora riservato, dovrebbe essere firmato venerdì a Ginevra. Se l’accordo viene mantenuto, è prevista una pausa di sessanta giorni nei combattimenti, che riguarderà tutti i fronti attivi, inclusi il Golfo e le colline del Libano. Il pacchetto include anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, di vitale importanza per il commercio energetico, sbloccando i porti iraniani e ritirando le navi americane, consentendo il passaggio delle petroliere. Questa intesa è già sufficiente a far tirare un sospiro di sollievo ai mercati, riporta Attuale.

La situazione ora entra in una fase critica. Durante questi sessanta giorni, le delegazioni dovranno affrontare nodi irrisolti che hanno ostacolato i precedenti tentativi di accordo, tra cui il programma nucleare iraniano, le sanzioni e le garanzie reciproche per prevenire un ritorno alla situazione attuale. Gli esiti di questa ‘fase due’ sono determinanti: un fallimento della trattativa potrebbe interrompere il cessate il fuoco, mentre un successo potrebbe portare a un accordo più stabile.

Il contesto del negoziato non è nuovo, dato che sono stati fatti diversi tentativi in passato. Gli attuali negoziatori sono tornati al tavolo con un memorandum in quattordici punti che definisce le linee rosse minime. Se le firme arriveranno, il focus sarà prevalentemente sul nucleare; missili balistici e la presenza di Hezbollah e Hamas sono relegati a margine. Trump ha offerto la possibilità di un programma nucleare civile per Teheran – una revisione del Jcpoa Act che aveva precedentemente abbandonato – a condizione che non venga interrotta la strada verso l’armamento nucleare. Washington desidera un lungo periodo di congelamento dell’arricchimento, mentre Teheran propone un lasso temporale significativamente più breve, rendendo complessa la definizione di compromessi reali.

Il regime iraniano si presenta al tavolo negoziale con una situazione economica precaria e necessita di risorse finanziarie e riconoscimenti politici. Le autorità di Teheran richiedono lo sblocco di 24 miliardi di fondi congelati all’estero e un supporto per un’economia in crisi. La risposta americana, definita ‘accordo a prestazioni’, stabilisce che prima devono avvenire misure verificabili come la riduzione delle scorte di uranio e la riapertura sicura dello Stretto di Hormuz. Solo a fronte di risultati concreti sono previsti sconti sulle sanzioni e incentivi economici.

Un altro tema cruciale è il Libano. Per l’Iran, non può esserci un accordo che non coinvolga Hezbollah. Fino a che le ostilità continueranno a colpire Beirut e il sud del Libano, l’accordo non avrà significato. Da parte israeliana, il ministro della Difesa Katz e il premier Netanyahu rifiutano qualsiasi idea di ritiro politico e ribadiscono il mantenimento delle forze armate israeliane in regioni strategiche senza limitazioni temporali. Katz ha avvertito che un attacco iraniano a Israele porterebbe a una risposta massiccia da parte delle forze armate israeliane.

Inoltre, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha liquidato l’accordo come irrilevante, affermando che Israele non è subordinato agli Stati Uniti e non ha intenzione di ritirarsi dai territori conquistati. La dichiarazione è stata confermata anche dal ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, che ha espresso preoccupazioni per il contenuto dell’intesa, ritenendola negativa per Israele e la comunità internazionale. Smotrich ha sottolineato che Israele continuerà a combattere per fermare il regime iraniano anche con mezzi non convenzionali.

Dall’Iran, il ministro degli Esteri Seyed Abbas Araghchi ha dichiarato, in contatti con colleghi di Turchia, Iraq ed Egitto, la necessità di porre fine agli attacchi israeliani in Libano. La situazione mentre si avvicina la firma dell’accordo è preoccupante, con la tensione che rimane alta e i media locali che segnalano nuovi raid israeliani all’alba.

L’Europa sta cercando di ricavarsi un ruolo in questa saga diplomatica, con Regno Unito, Francia, Germania e Italia pronte a revocare alcune sanzioni. Il ministro degli Esteri spagnolo ha definito l’intesa come un’opportunità per la stabilità del Medio Oriente. La premier italiana Giorgia Meloni ha ribadito che i principi dell’accordo devono garantire che l’Iran non possa acquisire armi nucleari e che ci sia libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Infine, l’accordo dovrà essere ratificato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La tenuta di questo accordo dipende dalla fiducia tra i diversi attori, con Washington che deve mantenere il controllo su Israele e Teheran che deve gestire Hezbollah. I sessanta giorni che ci si prefigge di stoppare il conflitto rappresentano una sfida significativa per tutti gli attori coinvolti.

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