Il padre di Chiara Gualzetti: “Negare il femminicidio mette a rischio altre donne”

16.06.2026 03:15
Il padre di Chiara Gualzetti: “Negare il femminicidio mette a rischio altre donne”

Femminicidio, il dolore di un padre che non si spegne

Bologna, 16 giugno 2026 – Chiara avrebbe compiuto 20 anni a luglio. Ma la sua luce è stata spenta, cinque anni fa, dal ragazzino di cui si era invaghita, di cui fantasticava nelle pagine del diario. “Lui ne ha fatto quello che voleva. Cinque minuti prima le accarezzava i capelli. E poi l’ha ammazzata a coltellate. Perché pensava che non contasse niente. Questo è il femminicidio: un reato di possesso, in cui la vita della vittima è soggetta completamente alla volontà brutale dell’altro. E non va sminuito”, riporta Attuale.

Lo afferma con convinzione Vincenzo Gualzetti, il padre di Chiara, che cinque anni fa ha visto morire la sua unica figlia ad appena 15 anni per mano di Andrea Iavarone, di un anno più grande. Un delitto avvenuto tra le colline della Valsamoggia, la mattina del 27 giugno 2021.

“Vincenzo, Roberto Vannacci ha detto che il femminicidio è un’assurdità: è un omicidio come tutti gli altri. Cosa ne pensa?”

“Per prima cosa, chi non subisce un dolore simile non può capire. E poi il femminicidio non è un’opinione: è un dato. Negarlo significa ignorare i numeri ufficiali dello Stato e mettere a rischio altre donne. Se vuole discutere, partiamo dalla realtà, non dall’ideologia. Femminicidio non significa ‘tutte le donne uccise’, ma le donne uccise in quanto donne, dentro relazioni segnate da controllo, possesso e violenza di genere. Negarlo implica non comprendere il fenomeno”.

“Se non si inquadra la cornice in cui maturano questi delitti si rischia di non percepirne più neppure i segnali?”

“Credo che un rappresentante delle istituzioni abbia il dovere di riconoscere ciò che mette in pericolo i cittadini. Negare il femminicidio significa indebolire prevenzione, protezione e politiche pubbliche. Significa impedire interventi educativi, culturali e legislativi, e rendere più difficile proteggere le vittime. Quando si nega il femminicidio, si nega la storia di mia figlia e di tante altre donne. Non è un dibattito teorico: è vita reale, è sangue, è dolore”.

“Dopo la morte di Chiara, lei ha intrapreso una battaglia perché le pene per chi commette questi reati siano piene e severe.”

“Assieme a Imma Rizzo, la mamma di Noemi Durini uccisa a Specchia nel 2017 dal fidanzato Lucio Marzo, abbiamo avviato una raccolta firme per abolire la concessione di permessi premio a chi si macchia di femminicidio. Dobbiamo arrivare a 50mila. È una battaglia che portiamo avanti perché siamo in un Paese in cui succede che gli assassini siano più tutelati delle vittime. A loro vengono concessi sconti e premi per buona condotta, senza considerare nulla. Mi piacerebbe che qualcuno stilasse anche una casistica di quanti di questi assassini, una volta usciti dal carcere, si siano davvero ravveduti. Il caso emblematico in Italia è Angelo Izzo. Ma pare non abbia insegnato granché”.

“Tra pochi giorni saranno 5 anni dall’omicidio di Chiara. Farete qualcosa per ricordarla?”

“Con l’associazione nata in memoria di mia figlia abbiamo organizzato per il 27 giugno un torneo di tiro con l’arco. Era uno sport che lei amava e praticava. Poi ci saranno una messa e una fiaccolata. Un momento semplice, per stare insieme e non dimenticare quello che è successo a Chiara”.

“Lei non dimentica ogni giorno.”

“Quando ti muore un figlio muore la speranza. Muore il futuro. Muore tutto. Iavarone ha ucciso Chiara. E ha ucciso anche me”.

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