Legge elettorale: alibi e confusione, i ricorsi in arrivo rischiano di fallire

08.10.2026 05:55
Legge elettorale: alibi e confusione, i ricorsi in arrivo rischiano di fallire

Legge elettorale in discussione: le tre problematiche principali

Roma, 8 ottobre 2026 – Intorno all’approvazione definitiva della legge elettorale, emergono tre aspetti critici da considerare. Il primo è l’uso della riforma come alibi, con le opposizioni che si ergono a protagoniste di questa strategia. La questione delle primarie e della loro nuova data, richiesta da alcuni, deve essere messa in attesa della sentenza della Corte che potrebbe dichiarare incostituzionale la designazione del candidato presidente del Consiglio, riporta Attuale.

Ammesso che la Corte opti in tal senso, si presenta la questione se le opposizioni possano realmente affrontare gli elettori senza una figura di riferimento per un governo alternativo a Meloni. Appare poco plausibile concedere alla presidente in carica un vantaggio di questo tipo.

Se le primarie non sembrano percorribili, qual è l’alternativa? Le opposizioni paiono divise, inizialmente sperando nel rinvio della legge, ora cercando di procrastinare in attesa della Corte. Questo comportamento autodichiarato mette in luce che il cosiddetto “campo largo“ sta emergendo solo come una coalizione negativa, incapace di proporre un modello di legge elettorale alternativo o di risolvere questioni di leadership, in un contesto di politica estera e Ucraina. La prospettiva attuale si fissa su un format di primarie depotenziato, caratterizzato da sole due candidature che si sfideranno per mesi, sperando poi che il perdente accetti il vincitore senza eccessive resistenze.

Il secondo problema è la confusione di ruoli. La preparazione di ricorsi alla Corte Costituzionale da parte di studiosi, purtroppo poco convincenti, è accettabile se si mira a votare con una legge che ha passato il vaglio della Corte riguardo i suoi fondamenti. Tuttavia, le opposizioni dovrebbero intraprendere battaglie politiche attive piuttosto che limitarsi a ricorsi giuridici.

La prima battaglia politica dovrebbe essere quella di proporre una legge alternativa, rischiando così un effetto boomerang. Secondo Massimo Villone, uno dei critici di punta della legge, c’è una concreta possibilità che la Corte censuri solo aspetti marginali, come il numero di firme richieste dalle forze extra-parlamentari o l’equilibrio di genere per i candidati di testa, ritenendo legittimi gli altri aspetti sulla base della giurisprudenza attuale. Gli studiosi coinvolti non dovrebbero enfatizzare eccessivamente l’esito potenzialmente minimo, ma coloro che investono troppo politicamente in una sentenza della Corte come atto di sfida alla maggioranza parlamentare rischiano di apparire sconfitti per la quarta volta.

Infine, il terzo aspetto è paradossale: si propone una riforma pensata per evitare il pareggio ma con elevate probabilità di non prevenirlo, e la responsabilità ricade principalmente sulla maggioranza. Il centrodestra, rinunciando al ballottaggio in favore di un presunto voto utile per gli elettori di Vannacci, ha redatto una legge che ostacola entrambi i poli nel raggiungere il 42%, soglia necessaria per il premio di maggioranza, generando di fatto il pareggio che si intendeva evitare. È stata questa la scelta giusta?

*Costituzionalista

1 Comment

  1. Non è possibile sempre continuare a procrastinare, le opposizioni devono trovare una soluzione efficace e concreta. Altrimenti, Meloni continuerà a prendere il sopravvento e noi ci ritroveremo in una situazione ancora più confusa. Il rischio di un pareggio è reale, e chi lo ha voluto dovrà risponderne. Una riforma che non riforma… incredibile!

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