Ritorna l’inchiesta sulla ricina nel caso di Pietracatella
Roma, 8 ottobre 2026 – Dopo colpi di scena, smentite e nuovi interrogatori, il giallo della ricina riparte dai computer di Agraria, da dove potrebbe essere partita la ricerca sulla sostanza velenosa. Pietracatella, Molise è da mesi al centro delle pagine di cronaca, da quando a ridosso dello scorso Natale, qualcuno ha avvelenato a morte mamma e figlia, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Oggi in questura sono state sentite due donne, parenti di una coppia del paese che ha legami d’amicizia con la famiglia Di Vita. E martedì prossimo 13 ottobre gli investigatori torneranno all’Istituto Agrario di Riccia (Campobasso) per le indagini e probabili sequestri, riporta Attuale.
La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha voluto tornare alla ricerca dei computer dai quali potrebbe essere partita la ricerca sulla ricina. La decisione della procura è stata notificata alle parti, che potranno assistere alle operazioni.
La Squadra Mobile di Campobasso ha già acquisito nei mesi passati i dati dei dispositivi informatici presenti negli istituti scolastici frequentati da persone che hanno avuto rapporti con le vittime “e non può escludersi che con gli stessi siano state eseguite navigazioni nel web/dark web afferenti alle parole ‘ricina’, ‘veleno’ e simili”, ha spiegato la procuratrice Antonelli.
Si guarda anche alle ricerche di parole come ‘solfato di ammonio’, ‘solfato di sodio’, ‘esano’, ‘ricino’, ‘semi di ricino’, ‘olio di ricino’, ‘deep web’, ‘dark web’. Si cercano inoltre tracce di eventuali cancellazioni delle ricerche dai pc.
Intanto è stata esclusa l’ipotesi di ingestione accidentale della ricina da parte di Antonella e sua figlia Sara. Da persone vicine alle indagini si apprende che le autopsie hanno rilevato una quantità di veleno pari a 140 volte la dose minima letale, il che escluderebbe un’ingestione accidentale, rafforzando la tesi dell’omicidio.
Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella Di Ielsi e nonno di Sara Di Vita, intervistato a “La Vita in Diretta” di Rai Uno e “Dentro la Notizia” di Canale 5, ha detto: “Perché è successo? Magari per una schifezza. Per una donna si deve arrivare a questo?”. Di Ielsi ha lasciato intendere di problemi tra Gianni Di Vita e Antonella. “La moglie avrebbe dovuto cantargliele, per quello che ho saputo io, da parecchi anni a lui”. E ha concluso: “Io da principio mi facevo un pensiero. Non è possibile che abbia fatto tutto da solo, sapendo quello che c’era intorno, però è stato coinvolto perché io a lui l’ho chiamato il ‘bravo fesso’, cioè è bravo ma è pure fesso. Poi, voi lo sapete, siamo uomini”.