Compromesso nel governo italiano dopo le dichiarazioni controverse di Salvini
La giornata è iniziata con il “filotto” promesso da Matteo Salvini – dalle bandiere previdenziali a quelle fiscali – e si è conclusa con una soluzione di compromesso, come spesso accade quando la tensione sale nella maggioranza. In serata, il vertice “costruttivo” ha visto riuniti in collegamento da remoto la premier, i vicepremier Tajani e Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La discussione si è incentrata sull’avanzamento della legge di bilancio, con il consiglio dei Ministri confermato per domani e un’intesa di massima sulle priorità: “Famiglie e ceto medio, sostegno a giovani e anziani, fisco, imprese e sanità”, riporta Attuale.
Dietro le quinte, però, resta l’irritazione profonda per l’uscita domenicale del leader leghista sullo stop alle armi a Kiev. Giorgia Meloni è furibonda e il gelo si misura dai dettagli: il messaggio di auguri per la riconferma alla guida del Carroccio è partito volutamente a notte fonda. Per ristabilire l’ordine, prima e durante la call, ci sono state telefonate della premier. Conversazioni ruvide con gli alleati, rigorosamente fuori dai radar, ma necessarie a blindare la maggioranza. A chi le sta intorno, la consegna è una sola: “Salvini fa rumore, ma lo gestiamo”. Sull’Ucraina il muro alzato è netto. Da Parigi, il ministro della Difesa Guido Crosetto chiude la porta: “La linea non può cambiare, è un impegno preso a livello internazionale, europeo e Nato”, mentre Antonio Tajani annuncia rapidamente il “tredicesimo pacchetto di aiuti militari”. Tuttavia, le armi italiane arrivano a Kiev col contagocce semplicemente perché gli arsenali sono vuoti, e non per i veti del Carroccio.
Appena rieletto segretario in un congresso in cui ha dovuto incassare il ritiro del proprio nome dal simbolo e mandare giù il passaggio di Simonetta Matone in Forza Italia, Salvini ha cercato di riprendersi la scena dettando una lista della spesa ingombrante prima di imbarcarsi sul volo per la capitale, condiviso con il collega vicepremier: “Corro a Roma perché tra età pensionabile da abbassare a 64 anni, l’estensione a 100mila euro della flat tax per le partite Iva e il voucher sanitario per gli anziani, mi tengo uno slot mentale anche per il discorso affitti brevi e cedolare secca”. A smontare le velleità ci pensa la freddezza dei numeri: Lega inchiodata al 6% e Forza Italia poco sopra il 7%. Cifre basse, che Meloni utilizza per serrare le fila: con questi sondaggi, litigare sui giornali regala solo voti all’opposizione.
Al di là delle tensioni, il governo deve affrontare anche la questione delle banche. Tajani interviene in perfetto stile democristiano: “Contributi sì, ma non punitivi”. Gli istituti di credito e le assicurazioni offriranno spontaneamente un contributo, salvando così la faccia di Salvini e allontanando lo spettro di una patrimoniale. Nel frattempo, la manovra attesa dal Cdm domani sarà poco più che teorica. Finché l’Europa non dirà l’ultima parola sui margini di flessibilità e sull’utilizzo dei miliardi della clausola di salvaguardia energetica, i veri giochi resteranno congelati. La legge di bilancio entrerà direttamente nella trattativa con Bruxelles e prenderà la sua forma reale solo più tardi in Parlamento, attraverso emendamenti e probabilmente un maxiemendamento. Meloni e Giorgetti dovranno cedere qualcosa sulla lista del Carroccio, con i bookmaker del Transatlantico che scommettono su Quota 64 e l’asticella della flat tax a 100mila euro. Perché a Palazzo Chigi ripetono sicuri “lo gestiamo”, ma sanno benissimo che un alleato al 6% si può arginare, mentre un alleato che crolla elettoralmente non andrebbe a vantaggio di nessuno.