Nuove contestazioni hanno coinvolto Carlo Calenda all’Ateneo Ca’ Foscari di Venezia, dove il leader di Azione è stato criticato durante un incontro promosso dall’associazione “Futura”. La protesta, durata pochi minuti, ha visto il simbolo della violenza armata, già utilizzato in precedenti manifestazioni, riapparire in questo contesto. Calenda si è trovato al centro della contestazione, riporta Attuale.
La rivendicazione del Collettivo “Sumud”
Durante la protesta, un contestatore ha eseguito il gesto della P38 verso il tavolo dove era seduto Calenda, mentre un altro ha pronunciato lo slogan: «Guerra alla guerra. Guerra al futuro, ma anche a Futura». Il collettivo studentesco “Sumud” ha rivendicato la contestazione sui social dichiarando: «In un momento in cui la democrazia liberale svela il proprio volto, fatto di bombe sganciate sulla popolazione iraniana da quegli stati che si definiscono fari di democrazia, è assurdo vedere partiti tentare di entrare in università. Oggi Futura, che aveva invitato il sionista Fiano, ha ben pensato di ospitare Calenda per inaugurare la nascita di Azione a Venezia».
La denuncia degli organizzatori
In risposta alla contestazione, gli organizzatori dell’evento hanno sottolineato in una nota: «Dopo l’incontro a Ca’ Foscari, sui social sono emersi insulti e minacce nei confronti dell’associazione e dei suoi soci. Queste azioni superano il legittimo dissenso e alimentano un clima di intimidazione inaccettabile nelle università. Futura ribadisce il proprio impegno a garantire pluralismo e libertà di espressione e chiede alle istituzioni e ai movimenti politici di condannare pubblicamente tali intimidazioni», conclude il comunicato.
Calenda: «Erano due di numero, so’ ragazzi»
Calenda ha commentato il suo confronto con i contestatori su X, affermando: «Non ne farei una questione. Erano due ragazzi che hanno sbagliato il cartellone, non gli funzionava il megafono, blateravano cose incomprensibili e quando li ho invitati a esprimersi in lingua italiana al microfono si sono dileguati. So’ ragazzi».
Non ne farei una questione.
Erano due ragazzi (di numero) che hanno sbagliato il cartellone, non gli funzionava il megafono, blateravano cose incomprensibili e quando li ho invitati a esprimersi in lingua italiana al microfono si sono dileguati.
So ragazzi. https://t.co/1qemFVqWD5— Carlo Calenda (@CarloCalenda) March 8, 2026