Caos alla Biennale di Venezia: dimissioni della giuria e inaugurazione annullata

01.05.2026 05:35
Caos alla Biennale di Venezia: dimissioni della giuria e inaugurazione annullata

Crisi alla Biennale di Venezia: Dimissioni della giuria e controversie politiche sul padiglione russo

La situazione si complica per il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, accusato di aver riammesso il padiglione russo all’Esposizione Arte del 2026, che aprirà al pubblico sabato 9 maggio senza cerimonia ufficiale. Ieri si è dimessa la prima giuria tutta femminile della mostra, composta da Solange Oliveira Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, la quale aveva espresso l’intenzione di non premiare paesi “accusati di crimini contro l’umanità”. La decisione ha sollevato le congratulazioni da parte del governo israeliano, soddisfatto per la “sventata” esclusione dal novero dei premi, riporta Attuale.

Fonti dell’amministrazione regionale veneta sospettano che l’obiettivo sia l’allontanamento di Buttafuoco, soprattutto dopo la visita degli ispettori ministeriali inviati dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli per esaminare le procedure della Biennale. La premier Giorgia Meloni, pur elogiando le “capacità” di Buttafuoco, sostiene la necessità di interventi sanzionatori sul padiglione russo. Dalla sua parte, il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha espresso soddisfazione per l’esito delle dimissioni della giuria, sottolineando l’importanza di evitare esclusioni pregiudiziali.

Sebbene i premi della Biennale Arte non godano della stessa fama di quelli del cinema, rappresentano comunque un riconoscimento significativo per gli artisti. Con le dimissioni della giuria, si è deciso che i premi, i due Leoni per il miglior partecipante e per il miglior partecipante nazionale, saranno assegnati in base alle valutazioni del pubblico al termine della mostra, fissato per il 22 novembre. Questa proposta è stata accolta favorevolmente dall’ex presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sostenitore della libertà d’azione del presidente Buttafuoco.

La premier Meloni, pur rimanendo in superficie, ha dichiarato che il governo non condivide la scelta riguardo al padiglione russo, sottolineando tuttavia l’autonomia della Biennale e le capacità di Buttafuoco: “Questa scelta non l’avrei fatta al suo posto”. Dal fronte politico, esponenti del Partito Democratico, come il responsabile cultura Sandro Ruotolo e il deputato Matteo Orfini, hanno parlato di una “crisi istituzionale e culturale senza precedenti”, facendo riferimento ai problemi dell’Esposizione arte 2016. Il senatore Filippo Sensi ha etichettato il padiglione russo come “una vergogna da chiudere” a priori, accentuando ulteriormente la tensione attorno alla questione.

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