Roma, 10 luglio 2025 – Il caso Almasri ha portato alla luce dettagli significativi riguardo alla gestione da parte del governo italiano, con il ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha annunciato una presa di posizione attenta e misurata. “Poteremo riferire in Parlamento al momento opportuno, tuttavia i documenti che possediamo smentiscono radicalmente le informazioni trapelate”, ha dichiarato Nordio in merito alla mancata consegna alla Libia del generale Njiiem Almasri, riporta Attuale.
La risposta del ministro arriva sulle accuse crescenti nei confronti dell’esecutivo per la gestione del caso, che coinvolge l’ex ufficiale libico e le informazioni circolate in Parlamento. Tra i documenti esaminati dal tribunale dei ministri ci sono le comunicazioni tra i funzionari del ministero della Giustizia, evidenziando che Nordio fosse informato delle circostanze, fin dal momento dell’arresto avvenuto tra il 19 e il 21 gennaio.
Magi: “Nordio ha mentito alle Camere e al Paese”
Il segretario del partito Più Europa, Riccardo Magi, ha espresso preoccupazione per l’inasprimento della posizione di Nordio, suggerendo che sia incomprensibile come il ministro possa rimanere in carica mentre emergono fattori compromettenti riguardanti il caso Almasri. “Non si è mai visto un ministro rimanere al suo posto dopo aver facilitato il passaggio di un torturatore di fama internazionale, ostacolando la Corte penale internazionale e mentendo di fronte al Parlamento”, ha sottolineato.
Magi ha poi indicato che non solo la richiesta della procura libica dovrebbe screditare Nordio, ma soprattutto il fatto che egli abbia mentito alle Camere ed al Paese: “Avevamo intuito la verità e l’abbiamo denunciata già in aula. La richiesta della procura libica aggiunge solo enfasi alla disonestà delle azioni governative, chiedendo le dimissioni di Nordio e chiarimenti da parte della presidente Meloni.”
Libia: ordine di comparizione per Almasri
Nel frattempo, la procura generale della Libia ha emesso un ordine formale di comparizione per l’ex alto ufficiale della sicurezza penitenziaria in relazione alle accuse di crimini contro l’umanità, che includono reati gravi come stupro, tortura e omicidio.
Autorizzazione a procedere o archiviazione?
La decisione del tribunale dei ministri sulla mancata consegna del generale libico alla Corte penale internazionale da parte dell’Italia è attesa a breve. Le tre giudici dell’organismo stanno per concludere la loro indagine, comunicando alla procura se sia necessario richiedere al Parlamento l’autorizzazione a procedere per uno o più indagati o archiviare il caso. I termini per questa comunicazione erano previsti per fine giugno, e le conclusioni saranno rese note nei prossimi giorni.
Cosa emerge dagli atti
Le indagini hanno rivelato che il governo, e in particolare il ministero della Giustizia, era a conoscenza dei fatti sin dall’inizio. Tra i documenti acquisiti vi sono comunicazioni tra i funzionari ministeriali dal momento dell’arresto, segnalando che già il 19 gennaio, il capo del gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, era stato informato. Bartolozzi, subito dopo l’arresto di Almasri, aveva incaricato i magistrati del Dipartimento per gli affari di giustizia di gestire la situazione con cautela.
Il messaggio su Signal: “Massimo riserbo e cautela”
Bartolozzi ha quindi raccomandato di mantenere “massimo riserbo e cautela” nella comunicazione interna e ha suggerito l’uso dell’applicazione Signal per il passaggio delle informazioni. Inoltre, essa e altri dirigenti del ministero sono stati ascoltati dai giudici come persone informate sui fatti, mentre il ministro Nordio ha rinunciato a presentarsi all’interrogatorio.
Tuonano le opposizioni
Le rivelazioni emerse dall’indagine hanno riacceso le critiche da parte delle opposizioni. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha dichiarato che si aspetta che Giorgia Meloni torni in Parlamento per chiarire la situazione che sta danneggiando l’immagine dell’Italia. Anche Giuseppe Conte, leader del M5s, ha accusato il governo di mentire, richiedendo le dimissioni di Nordio dopo l’evidente coinvolgimento di un torturatore.
Marco Grimaldi (Avs) ha definito inaccettabile la distorsione dei fatti da parte del ministro, sollecitando chi mente a prendere responsabilità e dimettersi. L’ex premier Matteo Renzi ha posto l’accento sull’incredulità di un governo in grado di mentire al pubblico e al Parlamento, citando nel suo discorso l’importanza della trasparenza governativa.