«Cento di morti sulla coscienza di Trump: la furia di Kiev dopo il blocco Usa alle armi»

03.07.2025 07:25
«Cento di morti sulla coscienza di Trump: la furia di Kiev dopo il blocco Usa alle armi»

«È una situazione estremamente difficile». Fedir Venislavskyi, membro del partito Servitore del Popolo del presidente Zelensky, è consapevole che nel commentare le relazioni con gli Stati Uniti bisogna mantenere un certo riserbo. Tuttavia, è indubbio che la notizia della sospensione delle forniture militari statunitensi stia generando preoccupazione. Il primo consigliere del presidente, Mikhailo Podolyak, cerca di tranquillizzare, affermando che le consegne stanno continuando, ma una sospensione sarebbe considerata «disumana». La deputata oppositrice Inna Sovsun, su X, non ha esitato a farsi sentire: «Le centinaia di morti dovute a obiettivi civili saranno una responsabilità non solo di Putin, ma anche di Trump», riporta Attuale.

Ciò premesso, Washington aveva già limitato le forniture all’inizio dell’anno, dopo una controversia fra Trump e Zelensky nello Studio Ovale, ma successivamente aveva ripreso a fornire supporto. Oggi non è chiaro quanto durerà questa interruzione. Inoltre, Trump ha lasciato intendere, durante l’ultimo vertice della NATO all’Aja, che potrebbe non permettere a Kiev di acquistare i sistemi Patriot. In un contesto in cui, nell’ultimo anno e mezzo, l’Ucraina ha registrato solo due giorni senza attacchi, con un incremento del 38% di attacchi nel solo mese di giugno, l’ansia cresce.

L’umore nella popolazione è desolante. «Qui nessuno fa piani, se ti svegli la mattina e sei vivo, vai a lavorare; altrimenti, non ci vai». Questo pensiero si è diffuso tra gli abitanti, come dimostra un meme recente su Instagram. L’atmosfera è carica di tensione. «Ho imparato a riconoscere il suono degli Iskander da quello dei droni. Anche mia figlia, di tre anni, sta memorizzando i rumori. Ho deciso di trasferirmi in campagna da mia madre per avere un po’ di pace, altrimenti perdo la pazienza», racconta Liuba, evidenziando inoltre le difficoltà di reperire psicofarmaci nelle farmacie di Kiev.

Ieri, il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha convocato il vice capo della missione dell’ambasciata americana in Ucraina, John Ginkel. «Qualsiasi ritardo nel rinforzare le capacità difensive dell’Ucraina incoraggia l’aggressore a proseguire negli atti di terrore», ha dichiarato ufficialmente. Tra le armi bloccate, ci sono decine di intercettori PAC-3 per i sistemi di difesa Patriot, così come Stinger, Hellfire, F-16 e altri armamenti fondamentali per contrastare gli Iskander e gli Shahed.

Ma perché Washington ha deciso di interrompere i rifornimenti proprio in questo frangente? Questa è la domanda che aleggia nei corridoi dell’amministrazione ucraina. Secondo fonti del settore della Difesa, la decisione di Trump è stata presa all’inizio di giugno, e alcune spedizioni erano già in transito verso l’Ucraina al momento della loro interruzione. E, cosa ancor più preoccupante, il ministero della Difesa ucraino, guidato da Rustem Umerov, afferma di non essere stato informato delle sospensioni delle forniture, sollevando interrogativi su chi realmente beneficerà di questa situazione. Il Cremlino sostiene che la diminuzione del flusso di armi verso Kiev possa contribuire a risolvere il conflitto rapidamente.

Poco, però, crede a questa narrazione. «L’assenza del sistema Patriot porterà a un aumento degli attacchi missilistici russi sulle città ucraine, con un conseguente aumento delle vittime civili», avverte Viktor Kevlyuk, esperto di difesa. Inoltre, George Barros, analista dell’Institute for the Study of War, chiarisce: «È improbabile che la scelta di sospendere gli aiuti militari porti al cessate il fuoco desiderato da Trump».

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