Così la Russia continua a vendere petrolio all’Europa, grazie alla Turchia

22.05.2024
Così la Russia continua a vendere petrolio all'Europa, grazie alla Turchia
Così la Russia continua a vendere petrolio all'Europa, grazie alla Turchia

Sfruttando una scappatoia legale Ankara starebbe importando idrocarburi da Mosca per poi rivenderli come se fossero suoi. E aiutando così Putin a sostenere il suo sforzo bellico

Il petrolio russo starebbe continuando ad arrivare (quasi) indisturbato in Europa, nonostante le importazioni siano state vietate dalle sanzioni dell’Unione europea. E il tutto grazie a un trucco: gli idrocarburi di Mosca verrebbero fatti transitare nei porti della Turchia, dove sarebbero poi trasferiti su navi locali per poi essere rivenduti come se fossero turchi. Vladimir Putin starebbe usando una scappatoia delle sanzioni di Bruxelles che consente l’ingresso nell’Ue di carburanti “miscelati” se etichettati come non russi. Con la complicità del Paese governato da Recep Tayyip Erdogan. La denuncia arriva da una ricerca condotta dal Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea) e dal Center for the Study of Democracy (Csd), secondo cui Ankara starebbe aiutando il Cremlino a proteggere il suo commercio di combustibili fossili, che costituisce quasi la metà del suo bilancio ed è fondamentale per sostenere i costi dell’invasione dell’Ucraina.

I numeri contenuto nello studio dei due centri di ricerca mostrano un’impennata nelle importazioni della Turchia dalla Russia e contemporaneo aumento delle sue esportazioni verso l’Europa. Dall’entrata in vigore delle sanzioni sul petrolio di Mosca il 5 febbraio 2023 fino alla fine di febbraio 2024, l’Ue avrebbe importato 5,16 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi per un valore di 3,1 miliardi di euro da tre porti turchi senza hub di raffinazione, Ceyhan, Marmara Ereğlisi e Mersin. Certo, questo non significa che ogni carico di carburante arrivato nell’Ue dalla Turchia sia stato russo, Ankara ha raffinerie che possono lavorare quasi 1 milione di barili di greggio al giorno e le aziende della nazione potrebbero vendere in Europa anche carburante non russo. Ma la situazione geografica di diversi porti della penisola anatolica, unita ai dati sull’import-export, fanno sorgere più di qualche dubbio.

Strani movimenti

Secondo la denuncia dei due think tank solo nel maggio 2023, il terminal petrolifero di Toros Ceyhan, nel porto turco di Ceyhan, avrebbe ricevuto 26.923 tonnellate di gasolio da Novorossiysk in Russia. E proprio dieci giorni dopo l’importazione, il terminale avrebbe spedito un volume analogo di gasolio alla raffineria Moh di Corinto in Grecia. Dal punto di vista logistico una nave russa che parte da Novorossiysk, città sul Mar nero, deve solo attraversare quest’ultimo poi tra i due stretti dei Dardanelli e del Bosforo c’è il porto di Marmara Ereğlisi. Superati gli stretti nel Mediterraneo ci sono poi quelli di Mersine e Ceyhan. Da tutti e tre arrivare in Grecia è facilissimo.

Posizione strategica

La posizione strategica della Turchia sul Mar Nero consente da sempre ai commercianti di oro nero di fare affari importando prodotti petroliferi che possono poi essere facilmente stoccati in terminali situati in diversi porti del Paese. Queste strutture di stoccaggio sono diventate un punto di sosta fondamentale per il commercio dei prodotti petroliferi russi a livello globale, anche verso regioni sottoposte a sanzioni come il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Ue, e in particolare verso i principali acquirenti in Grecia, Italia, Spagna, Romania e Paesi Bassi. Ma questa rotta per l’oro nero di Putin dovrebbe essere proibita. Nel giugno 2022 l’Ue ha adottato un sesto pacchetto di sanzioni che, tra l’altro, vieta l’acquisto, l’importazione o il trasferimento di petrolio greggio e di vari prodotti petroliferi trasportati per via marittima dalla Russia all’Ue.

Sanzioni aggirate

Le restrizioni sono diventate operative a partire dal 5 dicembre 2022 per il petrolio greggio e dal 5 febbraio 2023 per quello raffinato. È da quel periodo che gli acquisti di greggio russo in Turchia hanno iniziato a lievitare sempre più. Dal 5 febbraio 2023 fino alla fine del febbraio 2024, la Turchia ha importato 17,6 miliardi di euro di prodotti petroliferi russi, con un aumento del 105% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Eppure il consumo interno di prodotti petroliferi in Turchia è cresciuto di appena l’8% nel 2023, segno evidente che la maggior parte degli idrocarburi di Mosca sono stati trasportati da qualche altra parte. 

Nel 2023, la Turchia è diventata il principale acquirente mondiale di prodotti petroliferi russi e ha importato il 18% delle esportazioni totali di Mosca. Il boom delle importazioni di Ankara ha seguito una tendenza globale emergente che vede Paesi che non hanno imposto sanzioni come l’India e la Cina aumentare gli acquisti, sfruttando la disponibilità di idrocarburi della Federazione a prezzi più bassi, con il Cremlino alla disperata ricerca di nuovi mercati. Ma in Turchia, una differenza cruciale è stata l’aumento di prodotti petroliferi raffinati piuttosto che greggio. Nello stesso periodo, l’11% (13 milioni di tonnellate) delle importazioni totali di prodotti petroliferi dell’Ue è arrivato proprio dalla Turchia: un aumento del 107% in termini di volume rispetto all’anno precedente, sottolinea lo studio. Un altro indizio che la Turchia potrebbe non limitarsi a importare petrolio russo per il consumo interno, ma che potrebbe fungere da pit stop per il petrolio russo diretto verso i Paesi dell’Ue e del G7.

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