Crollano le accuse contro migranti e manifestanti: violenze da parte degli agenti e prove distrutte

19.07.2026 21:45
Crollano le accuse contro migranti e manifestanti: violenze da parte degli agenti e prove distrutte

Una recente indagine del New York Times ha rivelato che il 40% dei procedimenti penali contro migranti e manifestanti per aggressione o intralcio a pubblico ufficiale è terminato con assoluzioni, archiviazioni o ritiro delle accuse. Analizzando 558 casi, il rapporto evidenzia come molte accuse mosse durante la campagna di deportazioni dell’amministrazione Trump siano state infondate, riporta Attuale.

La durata della giustizia: un processo su due si chiude senza esito

Dall’inizio della stretta sull’immigrazione, 558 persone sono state incriminate per aver aggredito un agente federale. Tra 463 procedimenti definiti, 191 sono stati archiviati e 22 conclusi con assoluzione, mentre solo quattro hanno portato a condanne. Inoltre, il dipartimento di Giustizia ha abbandonato o perso 213 procedimenti, un numero eccezionalmente alto considerando che in genere ottiene una condanna nel 90% delle cause federali.

Critiche ai funzionari delle forze dell’ordine

Giudici federali hanno criticato il comportamento di alcuni agenti e pubblici ministeri accusandoli di aver alterato o nascosto prove. In due incidenti, è stato accertato che le prove erano state distrutte deliberatamente. Più di venti individui sono stati accusati per aver ripreso o avvertito di operazioni di polizia, senza mai ricorrere a contatti fisici. In numerose cause, le accuse non hanno dimostrato alcun ferito tra le forze dell’ordine.

Gioco pericoloso con la libertà di espressione

Secondo Jimmy L. Arce, ex procuratore federale, esisterebbe uno schema di accuse infondate che molti considerano un tentativo di criminalizzare il dissenso. Le accuse poggiano su una norma federale raramente utilizzata, la sezione 111 del titolo 18 del codice statunitense, che sanziona la resistenza all’azione di un pubblico ufficiale. Tale norma è stata applicata in modo più aggressivo rispetto al passato, a fronte di un aumento della resistenza contro le operazioni migratorie.

Condanne rare tra i casi esaminati

Tra i casi presi in analisi dal New York Times, solo quattro imputati sono stati condannati, mentre molti altri hanno visto le loro accuse ritirate. Gregory Bovino, ex comandante della Border Patrol, ha criticato questa cautela sostenendo che dovrebbe esserci un maggiore rigore nell’incriminazione. Una distanza significante emerge tra le narrazioni ufficiali e le evidenze presentate nei tribunali.

Il futuro delle indagini e delle uccisioni recenti

Le recenti uccisioni di immigrati da parte di agenti federali hanno sollevato nuove domande. Testimonianze e prove video mettono in dubbio le versioni ufficiali che giustificano questi eventi. Con l’analisi di un numero crescente di procedimenti giuridici, la questione della responsabilità delle forze dell’ordine è destinata a rimanere al centro del dibattito pubblico.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere