Dopo il voto in Sassonia-Anhalt, la propaganda filorussa attacca il governo Merz

12.09.2026 13:30
Dopo il voto in Sassonia-Anhalt, la propaganda filorussa attacca il governo Merz
Dopo il voto in Sassonia-Anhalt, la propaganda filorussa attacca il governo Merz

Il 6 settembre, alle elezioni per il Landtag della Sassonia-Anhalt, la vittoria è andata al partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD). Il risultato ha riacceso il confronto sulle ragioni della crescita delle forze radicali, sulle possibilità di formare una coalizione regionale e sulla strategia dei partiti democratici, orientata a impedire all’AfD di arrivare al governo attraverso accordi di coalizione.

Il voto ha inoltre rafforzato le critiche al governo federale e alla coalizione guidata dal cancelliere Friedrich Merz. L’esito regionale ha infatti evidenziato un aumento del malcontento verso l’attuale indirizzo politico, legato soprattutto alle politiche economiche e migratorie del governo.

Dal 6 settembre: il risultato elettorale diventa terreno di scontro

Nei giorni successivi alle elezioni, il successo dell’AfD è stato utilizzato da due media europei filorussi, il tedesco NachDenkSeiten e il portale ceco CZ24.News, per sostenere che la politica di sostegno all’Ucraina sarebbe imposta alla società tedesca contro la sua volontà.

Il contesto elettorale ha così fornito un punto d’appoggio a una campagna di delegittimazione del governo di Berlino. Il risultato dell’AfD viene presentato non soltanto come una manifestazione di insoddisfazione verso la coalizione federale, ma come una presunta prova del rifiuto popolare della linea tedesca sulla guerra russo-ucraina.

NachDenkSeiten si presenta come un mezzo d’informazione alternativo. Nato come blog critico di orientamento progressista, il sito si è trasformato in una piattaforma con una marcata inclinazione complottista e un’agenda filorussa. CZ24.News, anch’esso presentato come media alternativo, opera invece come aggregatore sistematico di contenuti russi e trasmette con continuità narrative geopolitiche del Cremlino.

Il 9 e 10 settembre 2026: l’attacco alla politica di Berlino

Tra il 9 e il 10 settembre 2026, i due media hanno diffuso nello spazio informativo europeo la tesi secondo cui il governo tedesco starebbe trascinando il Paese nella guerra tra Russia e Ucraina. NachDenkSeiten ha accusato i politici ostili alla Russia di coinvolgere sempre più profondamente la Germania nel conflitto e di tradire, con questa scelta, gli interessi dei cittadini tedeschi.

La stessa impostazione è stata ripresa da CZ24.News, che ha descritto il sostegno occidentale all’Ucraina come la dimostrazione che il fascismo e la guerra imperialista sarebbero ormai diventati una realtà dell’élite al potere nella Repubblica Federale. In un altro articolo, il portale ha inoltre sostenuto che Friedrich Merz potrebbe provocare un inasprimento dello scontro con la Russia per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla sconfitta del partito di governo.

Queste accuse spostano il significato delle decisioni tedesche e trasformano l’assistenza militare, finanziaria e politica all’Ucraina in una presunta partecipazione diretta della Germania alla guerra. La sostituzione tra sostegno a uno Stato aggredito e coinvolgimento diretto nel conflitto alimenta la paura delle conseguenze per gli europei e indebolisce il consenso verso l’aiuto a Kiev.

La distinzione tra sostegno all’Ucraina e guerra contro la Russia

La Germania non conduce una guerra contro la Russia. La sua assistenza è diretta a rafforzare la capacità dell’Ucraina di difendere il proprio territorio e la propria popolazione, nel rispetto del diritto internazionale e del diritto di uno Stato sovrano a difendersi dall’aggressione.

La responsabilità della minaccia alla sicurezza europea viene invece spostata dalla Russia ai Paesi che aiutano l’Ucraina a resistere. In questo modo, le azioni del Cremlino passano in secondo piano e la stessa difesa di uno Stato aggredito viene rappresentata come la fonte del pericolo. La Russia, al contrario, cerca di modificare con la forza i confini internazionalmente riconosciuti di uno Stato europeo.

La narrazione sulla presunta provocazione di Berlino attribuisce inoltre a Merz un piano nascosto: provocare una crisi con Mosca per coprire le difficoltà della coalizione. Questa ricostruzione non è sostenuta da alcuna prova e consente ai media filorussi di descrivere ogni decisione sul rafforzamento della difesa e sul sostegno all’Ucraina non come una risposta all’aggressione russa, ma come una scelta deliberata per aggravare il conflitto.

La dimensione diplomatica della linea tedesca

Nel presentare il governo federale come promotore di una politica esclusivamente militarista, le pubblicazioni filorusse omettono la dimensione diplomatica dell’azione tedesca. Berlino sostiene l’Ucraina sul piano militare, ma partecipa anche agli sforzi internazionali per affrontare la guerra, discute le future garanzie di sicurezza per Kiev e contribuisce alla definizione delle condizioni per la ricostruzione del Paese dopo la fine delle ostilità.

Il sostegno militare e l’impegno diplomatico procedono quindi insieme. La rinuncia unilaterale all’aiuto non garantirebbe la cessazione dell’aggressione russa né produrrebbe, da sola, condizioni per una pace stabile.

La sequenza degli eventi si trova ora in questo punto: il voto in Sassonia-Anhalt ha fornito ai media filorussi il contesto per collegare il malcontento verso il governo Merz alla politica di sostegno all’Ucraina, mentre il 9 e 10 settembre NachDenkSeiten e CZ24.News hanno trasformato quel collegamento in un attacco alla linea di Berlino.

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