Dopo la firma, si avvia la fase 2: i punti critici dell’accordo tra Stati Uniti e Iran nei prossimi due mesi

15.06.2026 05:35
Dopo la firma, si avvia la fase 2: i punti critici dell'accordo tra Stati Uniti e Iran nei prossimi due mesi

Negoziazioni tra Iran e Stati Uniti: un accordo di pace in cantiere

Il negoziato tra Iran e Stati Uniti entra in una fase decisiva: dopo settimane di tensione, le due delegazioni sono pronte a firmare un memorandum d’intesa in Svizzera, dando il via a sessanta giorni di trattative. Questo accordo, sebbene non definitivo, segna il primo passo verso la riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca di alcune sanzioni americane, con la promessa di una tregua estesa di altri sessanta giorni, riporta Attuale.

La roadmap delineata per questi sessanta giorni si concentra principalmente sul nucleare. Gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, sembrano disposti a riconoscere un programma nucleare civile per l’Iran, simile a quello previsto nell’accordo del 2015, il Jcpoa, da lui stesso disconosciuto. Tuttavia, in cambio, Washington richiede garanzie di lungo termine sul non sviluppo di armi nucleari, richiedendo vent’anni di sospensione dell’arricchimento, mentre Teheran ha avanzato un’offerta di cinque anni, con la possibilità di trovare un compromesso intorno ai dieci anni.

Il regime iraniano, dal canto suo, ha bisogno urgente di sbloccare circa 24 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero. La condizione imposta dagli americani, peraltro, è che il rilascio dei fondi avvenga in base ai progressi concreti, con un accordo che si basa su prove tangibili e misurabili.

Tuttavia, la situazione è complicata da fattori esterni: la posizione di Hezbollah in Libano è cruciale per Teheran, e qualsiasi attacco israeliano potrebbe compromettere la fragile tregua. Inoltre, la pazienza di Trump è limitata; due mesi potrebbero non essere sufficienti per risolvere decenni di sfiducia. Gli iraniani, noti per la loro strategia di prolungare i negoziati, dovranno confrontarsi con un leader americano che non tollera l’indecisione.

Un ulteriore rischio proviene dall’opinione pubblica interna in entrambi i paesi. In Iran, le opposizioni potrebbero gridare al tradimento qualora si firmassero concessioni significative. Entrambi i governanti, Trump e gli ayatollah, si trovano a dover vendere la fine delle ostilità come una vittoria, ma la verità inizia a farsi strada: nessuno può realmente prevalere finché si continua a minacciare l’altro. La pace apparente potrebbe deteriorarsi in qualsiasi momento. La chiave per una vera risoluzione sarà la volontà di abbandonare la retorica bellicosa e cercare soluzioni diplomatiche durature.

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