Dopo quarant’anni l’omicidio di Olof Palme resta irrisolto, incertezze su killer e movente

28.02.2026 13:05
Dopo quarant'anni l'omicidio di Olof Palme resta irrisolto, incertezze su killer e movente

Olof Palme: il mistero dell’omicidio ancora irrisolto dopo 40 anni

Il primo ministro svedese Olof Palme fu assassinato con un colpo di pistola alle 23:21 del 28 febbraio 1986 mentre tornava a casa da un cinema di Stoccolma, un’assenza di scorta che era consueta per lui. A oltre quattro decenni dall’accaduto, non si conoscono né l’identità dell’assassino né le motivazioni dietro il delitto, riporta Attuale.

Palme, leader dei Socialdemocratici, era noto per le sue posizioni critiche verso sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica. Resta l’unico primo ministro assassinato nella storia svedese e uno dei pochi in Europa. Nel corso degli anni, il caso ha suscitato numerose teorie del complotto, amplificate dall’assenza di una verità giudiziaria definitiva. Recentemente, la veridicità delle conclusioni precedentemente raggiunte è stata messa in discussione.

L’ultima significativa aggiornamento sul caso è avvenuta nel 2020, quando il procuratore generale svedese, Krister Petersson, annunciò in una conferenza stampa di aver identificato l’assassino, dichiarando che l’inchiesta si sarebbe conclusa lì in quanto il presunto colpevole, Stig Engström, era deceduto nel 2000. Tuttavia, la rivelazione suscitò scetticismo, poiché Engström era già noto nella storia del caso ma considerato poco credibile.

La candidatura di Engström come assasino si era intensificata grazie a libri e recenti produzioni come una serie Netflix, che sosteneva di avere risolto il mistero. Engström, conosciuto come l’«uomo della Skandia» per il suo lavoro presso una compagnia assicurativa vicina al luogo dell’omicidio, fu inizialmente interrogato più volte, ma le indagini non si concentrarono su di lui fino a molti anni dopo la sua morte, grazie al lavoro di un giornalista d’inchiesta.

Enrico Varrecchione, giornalista e autore di un libro sull’omicidio di Palme, ha commentato che l’annuncio di Petersson nel 2020 «fu molto ridicolizzato», essendo le aspettative elevate a fronte di un nome poco convincente. Critiche sono arrivate anche da criminologi, inclusi esperti considerati autorevoli sul caso.

Un recente capovolgimento è avvenuto lo scorso dicembre, quando la procura svedese ha rigettato le teorie di Petersson. Il nuovo procuratore, Lennart Guné, ha affermato che le prove contro Engström non erano sufficienti e non erano emerse nuove evidenze. Prima della conferenza stampa, vi erano state speculazioni su un possibile ritrovamento dell’arma del delitto, che non si è materializzato.

Un sondaggio condotto dal quotidiano svedese Aftonbladet ha rivelato che tre quarti degli intervistati ritengono il caso ancora aperto. In passato, altre figure, come Christer Pettersson, erano state indicate come possibili colpevoli, pur essendo stato assolto per insufficienza di prove.

L’inefficienza delle indagini iniziali ha contribuito alla confusione. La polizia, nel corso della prima notte, non isolò la scena del crimine, né fermò i treni o istituì posti di blocco, permettendo al colpevole di allontanarsi a piedi dopo aver sparato. Le indagini si sono distolte anche su piste infondate, in particolare riguardo a possibili legami con i miliziani curdi del PKK o addirittura con i servizi segreti sudafricani, che consideravano Palme un nemico a causa delle sue posizioni contro l’apartheid.

Nel corso di decenni di indagini, costate milioni, sono stati interrogati circa 10mila individui e registrate 134 confessioni considerate non credibili. Varrecchione conclude che, vista la vastità delle speculazioni già circolate, «non mi stupirei se il nome dell’assassino fosse già stato detto da qualcuno».

1 Comment

  1. Incredibile come un omicidio così clamoroso possa rimanere irrisolto dopo tutti questi anni!!! Sembra quasi impossibile. Ma alla fine, la verità è sempre più strana della finzione, e queste teorie del complotto non fanno altro che aumentare la confusione… mah!

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