Mario Draghi: l’Europa deve affrontare nuove sfide di sicurezza
Ad Aquisgrana, durante la cerimonia di ricevimento del premio Carlo Magno, Mario Draghi non offre un discorso di celebrazione, ma presenta un’analisi severa e una chiamata alla responsabilità per l’Europa. L’ex presidente della Bce sottolinea che l’Europa non può più contare su un vantaggio politico e strategico garantito. Il messaggio centrale del suo intervento riguarda il cambiamento del ruolo degli Stati Uniti, avvertendo che gli europei devono prepararsi a una nuova realtà, in cui Washington potrebbe non essere più il garante della loro sicurezza come lo è stato per decenni, riporta Attuale.
Draghi evidenzia una verità allarmante: “Per la prima volta dal 1949 c’è la possibilità che gli Usa non possano più garantire la nostra sicurezza. Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme.” Questo posizionamento politico è cruciale, indicando che l’Europa si trova a dover affrontare una nuova emergenza. L’ex premier italiano non ignora i successi ottenuti dall’integrazione europea, tra cui pace, mercato unico, euro e libertà di movimento, ma sottolinea i limiti di tale approccio.
L’Europa ha mostrato una predilezione verso l’apertura globale senza, però, completare i processi di integrazione interna. Questo ha portato a mercati dei capitali incompleti e a un’industria e tecnologia insufficienti. Con un fabbisogno di investimenti strategici che ha raggiunto quasi 1.200 miliardi l’anno, il rischio di un ritardo irreversibile nell’ambito dell’intelligenza artificiale è concreto. Draghi avverte che chi accumula dati, calcolo ed energie prime costruisce un vantaggio permanente.
Per rispondere a queste sfide, Draghi propone che non sia più sufficiente difendere l’apertura del mercato o le politiche industriali nazionali. È necessaria una maggiore coesione interna per affrontare le difficoltà esterne. La strategia del “Made in Europe” non deve convertirsi in un mero slogan protezionistico, ma deve trasformarsi in una proposta comune, orientando investimenti verso semiconduttori, tecnologie pulite e difesa. Inoltre, è fondamentale trasformare la dipendenza militare in autonomia negoziale, poiché continuare a delegare la sicurezza agli Stati Uniti porta a vantaggi squilibrati in ogni trattativa commerciale, tecnologica ed energetica.
Draghi abbraccia un approccio di “federalismo pragmatico”, incoraggiando gruppi di paesi a collaborare su questioni di energia, tecnologia e difesa. L’attuale struttura dell’Europa a 27 spesso rende le decisioni poco incisive; i paesi che avvertono l’urgenza devono avere la possibilità di procedere, non contro gli altri, ma per trovare un percorso comune. Il suo intervento ha ottenuto ampio consenso, evidenziato dall’applauso finale, chiuso dalle note di “Caruso”. L’Italia, secondo Draghi, deve dimostrarsi capace di proteggere le proprie libertà, prosperità e democrazia. Si tratta di trasformare una crisi in un’opportunità per l’unità dell’Europa.