I cartelli della droga messicani e l’evoluzione dell’uso dei droni
I cartelli della droga messicani sono stati pionieri nell’uso dei droni. Li impiegano da oltre un decennio con una continua evoluzione delle tattiche e dei mezzi di solito acquistati sul mercato civile, riporta Attuale.
Inizialmente, se ne sono serviti per trasferire piccole quantità di droga dall’altra parte del muro lungo il confine meridionale americano. Questi sistemi di trasporto, definiti «formiche», erano complementari ai carichi massicci nascosti all’interno di camion o container, sfruttando la contiguità delle aree abitate, le zone agricole e il deserto. Non hanno problemi nella scelta delle rotte e dei tempi, esistendo network impegnati nel traffico pesante e cellule dedicate al contrabbando più locale.
Con il trascorrere del tempo, osservando anche le evoluzioni di conflitti lontani, i narcos sono passati a una seconda fase, più limitata: hanno tentato di eliminare avversari e ufficiali di polizia ricorrendo a droni dotati di esplosivi contenuti. Questo metodo ha anticipato l’uso di velivoli kamikaze, simile a quanto visto nei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. Sono stati registrati attacchi utilizzando questo modus operandi in Bassa California, nel settore di Tijuana e in altre località interessate da faide tra gang.
I sicari hanno ora accesso a droni in grado di sganciare ordigni rudimentali, emulando le tattiche di guerriglia o di eserciti regolari. Questo passo in avanti è legato all’aumento degli arsenali delle organizzazioni criminali, che ora presentano caratteristiche militari.
Attualmente, i droni sono protagonisti di raid contro accampamenti, convogli di pick-up e posti di blocco creati dai gangster per tutelare le loro piazze. I «dronisti», ben addestrati, lanciano bombe sui veicoli, mirando a colpire le aree meno protette, oppure nei punti di aggregazione delle colonne armate.
In risposta, i banditi hanno sviluppato contromisure, introducendo mezzi con tettucci e reti, una strategia simile a quella adottata nel conflitto ucraino. Con fondi a disposizione, hanno investito in dispositivi anti-droni, dotati anche alle forze armate, e in jammer. Fonti esperte segnalano che, dopo aver visto video di propaganda online, i cartelli hanno speso ingenti somme per protezioni adeguate.
Tra i più attivi nell’uso dei droni vi sono i seguaci di El Mencho, leader del Jalisco Nueva Generacion, che hanno formato una speciale unità con tanto di simbolo: gli Operadores droneros. Tuttavia, queste armi sono ora nelle mani di molte fazioni, pronte a raccogliere la sfida. Le fonti ufficiali confermano che dal 2020 a oggi ci sono stati centinaia di eventi documentati in cui sono apparsi droni durante scorrerie e battaglie, sebbene non tutti gli episodi siano noti.
Questo fenomeno è oggetto di studio da parte degli Stati Uniti da prima dell’era Trump. Per un periodo, i trafficanti spedivano marijuana a bordo di deltaplani a motore; poi, nella continua ricerca di innovazioni, hanno introdotto i droni. Fort Bliss, la gigantesca base a El Paso, è un importante centro di studio e intelligence nella lotta ai cartelli. I soldati sono ora impegnati nel monitoraggio della minaccia rappresentata dai tunnel scavati sotto il muro, e devono anche considerare ciò che può oltrepassare la barriera.