Emma Bonino, simbolo di lotta per i diritti delle donne, è scomparsa a Roma all’età di 78 anni
Il 16 giugno 1975, Emma Bonino, all’epoca 27enne insegnante di inglese, venne arrestata davanti a un seggio di Bra per procurato aborto, un reato nell’Italia di quel tempo. La sua azione fu una autodenuncia, mirata a scuotere il paese e il panorama politico, per richiedere diritti e libertà di autodeterminazione per le donne, riporta Attuale.
Questo gesto innescò una serie di battaglie, nella quale Bonino divenne una figura chiave grazie alla campagna del Partito Radicale, che promosse un dibattito politico culminato tre anni dopo nell’approvazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.
Nonostante la sua scomparsa ieri a Roma, Bonino ha rappresentato un faro nella lotta per i diritti delle donne. Con un approccio diretto e militante, il suo corpo è sempre stato un manifesto politico. “Saving lives is not a crime”, affermava con un cartello in eventi pubblici, sottolineando il suo impegno nel sostenere le donne presso il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto a Firenze, dove ha anche prestato aiuto pratico.
Bonino ricordava: “Io non ho inventato l’aborto e non l’ho mai promosso, ma abbiamo lottato per liberare le donne dall’aborto clandestino”. La sua esperienza personale la portò a impegnarsi per una legislazione capace di proteggere le donne da pratiche pericolose e umilianti. “Dopo essermi umiliata ho deciso che non sarebbe accaduto mai più a nessuna”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza della sua battaglia. Insieme a figure come Adele Faccio, Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia, Bonino contribuì a organizzare aiuti pubblici a donne in difficoltà e si auto-denunciò per il suo attivismo.
Il lato drammatico della sua lotta è quello del suo arresto insieme ai suoi compagni: “Lottammo per noi, per quelle prima di noi e per quelle dopo di noi”. Negli ultimi anni, Bonino è tornata a mobilitarsi in difesa della legge 194, ricordando che i diritti non sono garantiti per sempre. Nel settembre 2022, pochi giorni prima delle elezioni politiche vinte dal centrodestra, fu di nuovo in piazza con uno striscione che recitava: “Aborto, cara Italia il 25 resta libera di scegliere”.