Fabio Savi smentisce le coperture nella scia di sangue della Uno Bianca
In un’intervista rilasciata a Rete 4, Fabio Savi, ex poliziotto e membro della famigerata Banda Uno Bianca, ha negato l’esistenza di qualsiasi “strategia del terrore” dietro le azioni criminali che hanno causato 24 vittime e 115 feriti in Emilia-Romagna e Marche tra il 1987 e il 1994, riporta Attuale.
Savi ha dichiarato che nessun servizio segreto o copertura ha facilitato le sue azioni, affermando: “Come poteva mio fratello stare tre giorni a Roma ogni settimana con i turni di servizio che non lo permettevano?”. Rispondendo alle recenti affermazioni del fratello Roberto, che ha parlato di collusioni, Savi ha voluto essere ascoltato dalla Procura della Repubblica, cercando di chiarire le circostanze legate all’omicidio di Pietro Capoluongo durante una rapina nel 1991.
Durante l’intervista, Savi ha delineato il movente delle sue azioni criminali come unicamente legato alla “brama di denaro”, e ha descritto in modo freddo le sue più sanguinose imprese. Riguardo alle vittime, ha affermato: “Ricordo i volti, non tutti, ma non voglio parlarne”. Savi ha anche rifiutato di scrivere una lettera di scuse, sostenendo che sarebbe stato “utilitaristico e strumentale”.
Alberto Capolungo, presidente dell’associazione vittime Uno Bianca e figlio di Pietro Capolungo, ha espresso il suo sconcerto di fronte alle diverse versioni fornite dai membri della banda, evidenziando che “abbiamo di fronte uno che esagera (Roberto) e uno che minimizza (Fabio)”. Ha inoltre criticato le giustificazioni di Savi per le sue azioni, chiedendo una spiegazione riguardo ai 14 omicidi avvenuti in dieci mesi. Capolungo ha ritenuto “plausibile” la reazione del padre all’assalto, ma ha messo in dubbio la necessità di armi da parte dei Savi, dato il loro arsenale già disponibile.
Infine, Capolungo ha sottolineato come il risarcimento per i traumi subiti sia impossibile, dichiarando: “La vita me l’hanno rovinata. Ma riparino almeno la giustizia di questo Paese. Parlino con i magistrati, invece che da un palcoscenico televisivo”.