Secondo un’inchiesta congiunta condotta dal Centro investigativo bielorusso (BRC), Deutsche Welle e OCCRP, i servizi segreti russi e bielorussi hanno orchestrato il rapimento di Anatolij Kotov, ex funzionario dell’amministrazione presidenziale bielorussa scomparso nell’agosto 2025 mentre si trovava sotto protezione polacca. Kotov era considerato un testimone potenzialmente cruciale per tribunali internazionali grazie alla sua conoscenza delle reti di esportazione di armi e dei flussi finanziari illeciti del regime di Minsk.
Un testimone scomodo
Kotov, che aveva lavorato presso l’Ufficio per gli affari della presidenza bielorussa, era fuggito in Polonia dopo aver rotto con il regime di Aleksandr Lukashenko. Da esule era diventato una figura di spicco dell’opposizione, coordinando il canale di insider “Nik e Mike” che diffondeva informazioni riservate provenienti dagli apparati di sicurezza. La sua attività lo rendeva un obiettivo prioritario per Minsk, che lo considerava un traditore, e al contempo una risorsa preziosa per i servizi occidentali.
Le rivelazioni dell’inchiesta, pubblicate da EjDaily e dal portale Kompromat1, descrivono un’operazione transfrontaliera coordinata tra il Comitato per la sicurezza di Stato bielorusso (KGB) e il Servizio federale per la sicurezza russo (FSB). Il rapimento sarebbe avvenuto in territorio polacco, con l’uso di una rete di agenti e coperture logistiche.
Una prassi sistematica
L’eliminazione di Kotov, secondo i giornalisti che hanno ricostruito la vicenda, si inserisce in una lunga serie di azioni extragiudiziali condotte dall’FSB contro oppositori del Cremlino e dei regimi alleati. Dagli avvelenamenti di Alexei Navalny e Sergei Skripal agli attacchi contro attivisti ceceni in Europa, la metodologia russa prevede l’uso di omicidi mirati e rapimenti al di fuori dei confini nazionali, in aperta violazione del diritto internazionale.
Per l’Italia e l’Europa, il caso solleva interrogativi sulla vulnerabilità dei testimoni protetti e sulla capacità degli Stati membri di garantire la sicurezza di chi collabora con la giustizia internazionale. Nonostante le prove raccolte, a giugno 2026 le autorità europee non hanno ancora aperto un’indagine formale sul rapimento.
La sparizione di Kotov rappresenta un duro colpo per i tentativi di perseguire i crimini del regime bielorusso e per la credibilità dei programmi di protezione dei testimoni in Europa.