Milano, 25 aprile 2026 – Poche parole. Una dichiarazione quasi “precompilata”, ascoltata da centinaia di altri indagati, dietro il quale si nascondono – forse – l’imbarazzo per la situazione che si verrà a creare e l’ansia per le eventuali ricadute sulla propria persona ma anche sull’intero sistema arbitrale, già messo duramente alla prova nella sua credibilità dopo alcune prestazioni non certo convincenti. Oltre a un primo tentativo di autodifesa, riporta Attuale.
La dichiarazione
“Questa mattina ho ricevuto un avviso di garanzia. Sono sicuro di aver agito sempre correttamente ed ho piena fiducia nella magistratura”. Così si è espresso, in una dichiarazione all’Ansa, Gianluca Rocchi, dal 2021 designatore arbitrale per le serie A e B, indagato dalla procura di Milano con l’accusa di concorso in frode sportiva.
L’inchiesta è solo agli inizi, ma il quadro – per come emerge dalle carte – si rivelerebbe, almeno all’apparenza, piuttosto pesante per l’ex arbitro toscano. Sempre l’Agi, l’agenzia che ha rivelato la notizia dell’indagine a carico del disegnatore, ha avuto modo di visionare il capo di imputazione, in cui emergerebbe una certa “predilezione” di Rocchi per una squadra del campionato italiano.
Le contestazioni
Nei tre capi d’imputazione esaminati dall’Agi, infatti, oltre al “toc-toc” alla porta della sala Var di Lissone in occasione del match Udinese-Parma del marzo 2025 (per l’accusa con l’obiettivo di condizionare l’addetto Var a concedere un rigore ai friulani), vengono citati due episodi legati all’Inter, il club più vincente negli ultimi anni in Italia.
In uno si legge che Rocchi “quale designatore arbitrale dell’AIA, in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di Coppa Italia ‘combinava’ la designazione del direttore di gara per la partita di campionato di serie A Bologna-Inter (20 aprile 2025) nella persona di Andrea Colombo, siccome ‘arbitro’ gradito alla squadra ospite, l’Inter, impegnata nella lotta alla corsa scudetto, ormai alle battute finali della stagione calcistica”. C’è da dire – ma questo non ha ovviamente alcun rilievo a livello investigativo – che poi i nerazzurri quella partita la persero, complice uno splendido gol di Riccardo Orsolini in pieno recupero.
Nel secondo capo d’imputazione lo scenario si allarga. Rocchi, scrive il pm, “quale designatore in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di andata di Coppa Italia (2 aprile 2025, il derby fra Milan e Inter terminato 1-1), ‘combinava’ o ‘schermava’ la designazione del direttore di gara Daniele Doveri, ponendolo alla direzione della semifinale del torneo (23 aprile 2025, sconfitta nerazzurra 0-3 e passaggio del turno per i rossoneri) onde assicurare poi all’Inter direzioni di gara diverse dal ‘poco gradito’ Doveri per la eventuale successiva finale di Coppa Italia e per il resto delle partite del campionato di serie A” che erano di “maggiore interesse per la squadra milanese”.
Le intenzioni
Rocchi, insomma, nel mirino. Prima dei tifosi e di alcuni commentatori – che ne hanno sempre contestato alcune scelte, in termini di designazioni così come la gestione dello strumento Var – adesso dei magistrati, attenzione che dovrebbe assicurargli qualche grattacapo in più. L’ex internazionale toscano (che nella stagione 2006/2007, da giovane arbitro, fu coinvolto nell’inchiesta nota come Calciopoli, in merito alla sua direzione di Chievo-Lazio nel 2005, vicenda dalla quale uscì totalmente pulito) sarebbe “sereno” e intenzionato “ad andare avanti”, come riportato da alcune fonti vicine alla sua persona.
Rocchi verrà interrogato dai pm che stanno investigando sulle sue presunti pressioni giovedì 30 aprile. Sarà l’occasione per fornire la sua versione dei fatti.