Gli Usa smentiscono bombardamenti su Isfahan: «Le bombe non avrebbero colpito i laboratori»

28.06.2025 11:05
Gli Usa smentiscono bombardamenti su Isfahan: «Le bombe non avrebbero colpito i laboratori»

Interventi aeronautici e programmazione nucleare iraniana

L’Us Air Force ha scelto di evitare l’uso delle super bombe contro le strutture di Isfahan, poiché i laboratori sono situati in rifugi troppo profondi e pertanto inaccessibili a un attacco aereo. Questa informazione è stata comunicata dal Capo di Stato Maggiore Dan Caine durante un incontro riservato al Congresso, riporta Attuale.

Questa indiscrezione, emersa grazie a una rivelazione della CNN, solleva interrogativi critici riguardo a cosa l’Iran possieda attualmente per continuare il suo programma nucleare.

Particolare attenzione è rivolta a circa 400 chilogrammi di uranio arricchito che potrebbero essere stati trasferiti prima dell’attacco. Non si esclude la possibilità che questo materiale sia stato spostato nel bunker di Isfahan o in quello di Natanz, entrambi impianti parzialmente sotterranei, quindi al di fuori della portata delle GBU 57 utilizzate dal Pentagono, sganciate dai bombardieri B-2.

Le dichiarazioni del generale Caine offrono spiegazioni sul perché l’operazione Martello di Mezzanotte non abbia avuto un impatto più deciso su tutte le strutture sospettate di contenere elementi fondamentali per il progetto nucleare. Gli Stati Uniti hanno limitato i loro attacchi ai siti di Fordow e Natanz, utilizzando le super bombe, mentre Isfahan è stata colpita da circa trenta missili cruise lanciati da un sottomarino.

Le incursioni, unite agli attacchi da parte delle forze aeree israeliane, hanno provocato danni evidenti in superficie, ma le valutazioni riguardo alle conseguenze “interne” non sono definitive.

Donald Trump ha descritto l’operazione come un “successo totale”, mentre l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha confermato significativi danni. Tuttavia, le analisi preliminari dei servizi di intelligence militare, che poi sono state riconsiderate dalla CIA, si sono dimostrate più cautelose.

Soprattutto in merito a quanto sarà esteso il rallentamento del progresso iraniano: si è parlato di un periodo che potrebbe oscillare da pochi mesi fino a tre anni. Tali interpretazioni sono influenzate da dinamiche politiche.

Recentemente, sono emerse nuove immagini satellitari di Isfahan che mostrano attività significative davanti all’ingresso di alcuni tunnel; è probabile che gli iraniani stiano rimuovendo detriti che ostruivano gli accessi. Secondo Jeffrey Lewis, esperto del Middlebury Institute, ci potrebbero essere accessi aperti a un tunnel, mentre altri due sembrerebbero ancora “sigillati”.

Rafael Grossi, direttore dell’ente internazionale per l’energia nucleare, ha ribadito che attualmente non è possibile determinare con certezza se una quantita significativa di uranio arricchito sia stata trasferita o sia andata distrutta. Ha inoltre sottolineato come l’Iran abbia destinato risorse per proteggere il proprio settore strategico, anticipando le mosse dei propri avversari.

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