Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha tracciato la tabella di marcia per la riforma del nucleare, indicando che la legge delega sul ritorno del nucleare potrebbe essere finalizzata prima della pausa estiva del Parlamento, riporta Attuale.
Via libera entro l’estate, poi i decreti attuativi
Il voto sulla delega rappresenta però solo l’inizio. «Dopo si aprirà il momento dei decreti attuativi. Sono quelli che decidono se mettiamo davvero in moto una macchina oppure se abbiamo solo fatto un quadro normativo», ha precisato Pichetto. Ha sottolineato che non è giusto affermare che il disegno di legge sia stato concepito da zero, evidenziando il lavoro svolto da esperti e enti negli ultimi due anni e mezzo per definire un quadro d’azione.
La legge delega stabilisce il perimetro generale: «Definisce complessivamente il quadro giuridico, dalle procedure autorizzative alle modalità di finanziamento, fino alla compatibilità con la normativa internazionale». La fase più tecnica arriverà con i decreti attuativi, che il governo mira a chiudere «entro la fine dell’anno», come richiesto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Il deposito nazionale delle scorie
Tra i provvedimenti attuativi si prevede anche il decreto sul deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. «Ci sarà anche il decreto sul deposito unico nazionale, con una ridefinizione e aprendo anche a ulteriori valutazioni», ha aggiunto il ministro, menzionando che si stanno considerando anche siti militari.
Pichetto ha distinto le differenti tipologie di rifiuti: per quelli ad alta attività, si parla di una ventina di blocchi provenienti da vecchie centrali, attualmente all’estero grazie a un accordo con la Francia. Questi, sottolinea, devono ritornare in Italia per confluire nel deposito geologico che sarà individuato a livello europeo.
Per i rifiuti a media e bassa attività, che derivano da smantellamenti e attività sanitarie, ha evidenziato che sono già distribuiti in circa un centinaio di depositi. Pichetto ha chiarito che anche oggetti come guanti e camici, grazie alla loro radioattività, devono essere trattati come tali.
«L’Italia non parte da zero»
Rispondendo a domande sulla situazione degli SMR (reattori modulari di piccole dimensioni), Pichetto ha affermato che l’Italia non comincia da zero, ma dalla posizione raggiunta da altri, con il proprio contributo. Ha osservato che l’Italia è il secondo paese, dopo la Francia, con un sistema produttivo vicinissimo alla filiera nucleare, con molte aziende già impegnate in progetti all’estero, come l’ultima grande centrale europea costruita da Enel in Slovacchia.
La questione è soprattutto legata alle competenze: «La conoscenza c’è, ma avendo abbandonato la produzione quarant’anni fa, alcune professionalità devono essere ricreate. Serve una formazione specifica per costruire i reattori».
«Il nucleare serve per abbassare il costo dell’energia»
Pichetto ha respinto le critiche secondo cui il ritorno del nucleare comporterebbe un aumento delle bollette. «Dagli studi in nostro possesso, emerge che nel mix energetico il nucleare è una componente fondamentale, in quanto garantisce una produzione programmabile». Ha ribadito che fonti rinnovabili come fotovoltaico ed eolico non possono garantire da sole la stabilità della rete.
L’obiettivo: nucleare fino al 22% del mix energetico
Il ministro ha insistito sull’importanza di incrementare la produzione da fonti rinnovabili nel breve periodo, mentre il termoelettrico dovrà fungere da ponte per il decennio prossimo. Pichetto ha delineato un piano che prevede una quota di nucleare compresa tra l’11 e il 22% del mix energetico, spiegando che tale percentuale consentirebbe di mantenere prezzi competitivi.
Pichetto ha concluso esprimendo ottimismo sulla possibilità di localizzare i nuovi impianti nucleari, sottolineando che la sensibilità attuale rispetto a tali questioni è cambiata rispetto al passato: «I piccoli reattori modulari possono essere situati in prossimità delle grandi aree industriali o delle grandi città, sempre con le opportune tutele». Ha fatto un confronto evidenziando che un piccolo reattore occupa circa tre campi di calcio, mentre per ottenere la stessa produzione da impianti rinnovabili sarebbero necessari oltre tremila campi.