Roma, 27 aprile 2026 – Il “caso Minetti” è ormai esploso. La questione è esplosa dopo che il Quirinale ha chiesto chiarimenti al ministro Nordio in merito a “supposte falsità” emerse durante l’istruttoria che ha portato alla firma del presidente Mattarella per il provvedimento di grazia. Questo atto ha cancellato le condanne a 3 anni e 11 mesi di Minetti per favoreggiamento della prostituzione e peculato (relative ai processi Rimborsopoli e Ruby ter), condanne che sarebbe dovuta scontare ai servizi sociali. Un’inchiesta del “Fatto Quotidiano” ha sollevato interrogativi sull’adozione di un minore con gravi problemi di salute da parte di Minetti e del suo compagno Giuseppe Cipriani, aspetto ritenuto decisivo nel concedere la grazia. Secondo il quotidiano, Minetti avrebbe dichiarato il falso nella richiesta di grazia. Pertanto, sono iniziate le verifiche. La Procura di Milano ha dichiarato in una nota: “Abbiamo avanzato la richiesta, come Procura generale, e siamo in attesa del ministero della Giustizia per ulteriori accertamenti”. L’autorizzazione per tali indagini è stata concessa ieri sera. Tuttavia, si prevede che ottenere risposte non sia semplice e richieda tempo, poiché la procura attende il via libera ad indagare all’estero, in particolare in Uruguay, dove Minetti trascorre parte dell’anno con il compagno, erede della famosa famiglia nota per l’Harry’s bar di Venezia, riporta Attuale.
Le ombre sull’adozione del bimbo
Qual è il nodo centrale della vicenda, come evidenziato dal Fatto Quotidiano? Timori sono emersi riguardo all’adozione di un bambino uruguaiano dopo l’inchiesta del quotidiano. È stato proprio questo accoglimento familiare, connesso alle condizioni di salute precarie del bambino, a portare alla grazia per Minetti, che ora appare però sub judice. Nella richiesta di grazia, si sostiene che nel 2021 Minetti avrebbe portato il bambino, originario dell’Uruguay, negli Stati Uniti per un delicato intervento chirurgico al Boston Children’s Hospital, nonostante pareri contrari da parte dell’ospedale San Raffaele di Milano e di quello di Padova (con l’azienda ospedaliera che specifica di non aver mai avuto in cura il bambino). Di conseguenza, il bambino è stato operato negli Stati Uniti. I legali di Minetti hanno sottolineato che l’intervento a Boston non è stato risolutivo, rivelando che all’ultimo controllo del 16 aprile 2025 sono emersi rischi di recidiva e complicazioni. Inoltre, secondo l’inchiesta, il bambino avrebbe anche una madre biologica in Uruguay, per la quale le autorità locali hanno emesso recentemente un ordine di rintraccio.
La situazione si complica ulteriormente. Minetti ha adottato il bambino insieme al suo compagno, Giuseppe Cipriani, associato agli Epstein files. Questi documenti rivelano diverse email tra i due e le attività commerciali di Cipriani, considerati come “terreno di caccia” di Henry Weinstein. La Procura generale della Corte d’appello di Milano, dopo aver ricevuto l’approvazione del ministero, ha avviato un’inchiesta per effettuare nuovi accertamenti all’estero, a partire da Uruguay e Stati Uniti. Infatti, al momento in Italia tutto risulta regolare, almeno dal punto di vista procedurale. Saranno i prossimi accertamenti a stabilire se anche le dichiarazioni di Minetti siano valide. È fondamentale comprendere quali sviluppi si verificheranno nelle prossime ore.
Finora, la grazia per Minetti non è stata né sospesa né revocata, ma ciò potrebbe avvenire se venisse accertato che il provvedimento è stato ottenuto su presupposti falsi o mendaci. L’affare Minetti, pertanto, è tutt’altro che chiuso. Una volta completate le verifiche della Procura generale della Corte d’Appello, il Guardasigilli informerà il Presidente della Repubblica sugli esiti delle indagini. Nella richiesta presentata dai legali dell’ex igienista mentale, si evidenziano i suoi “straordinari profili umanitari, la necessità di garantire continuità nella cura e stabilità familiare e la sua rieducazione e reinserimento sociale nel tempo”. Questi concetti sono stati ribaditi in un’istruttoria di cinquanta pagine, che ha preceduto la grazia e che ha attraversato i meandri dell’ufficio legislativo del ministero, giungendo anche sulla scrivania dell’allora capo di gabinetto del ministro Giusi Bartolozzi.
Giusi Bartolozzi, un nome che torna a farsi notare tra i problemi del governo riguardanti la giustizia. Dopo le sue dichiarazioni (poco apprezzate) sui magistrati e le dimissioni conseguenti, il nome dell’ex capo di gabinetto riemerge, collegato a una situazione che presenta implicazioni significative per il ruolo del Ministro della giustizia.
Attualmente, il silenzio è calato, ma non si può escludere che la presidente del Consiglio abbia parlato con Nordio, già indebolito dalla sconfitta referendaria e dalle dimissioni del suo capo di gabinetto. Non sembrerebbero esserci timori immediati su possibili ripercussioni per il governo, ma è chiaro che il silenzio denota un certo imbarazzo.
Quasi un déjà vu, un incredibile tuffo nel passato. Tredici anni fa, quando Meloni era uno dei volti giovani del centrodestra, prese le distanze dall’ex ballerina di Colorado, che andò a prendere Karima El Mahroug, nota come Ruby, presso la questura di Milano. “Mi sono vergognata – affermò l’attuale premier il 13 febbraio 2013, pochi mesi dopo la fondazione di FdI – di Nick o ‘mericano. Mi sono vergognata di Dell’Utri, condannato per mafia, e di Sciascia, condannato per corruzione. E poi ancora: di Papa e Milanese, di Razzi e Scilipoti, della Minetti e di tutte le starlette catapultate nelle istituzioni pubbliche italiane, screditando la nostra democrazia. Queste sono alcune delle ragioni per cui ho fondato Fratelli d’Italia, rimanendo nel centrodestra”.
Attualmente, nel centrodestra non ci sono commenti pubblici. Alcuni notano in modo informale che questi dossier sono seguiti dal gabinetto del guardasigilli. Fino a un mese fa, questo ufficio era guidato da Bartolozzi. Vi è anche chi sostiene che Nordio, in quanto ministro della Giustizia, avesse dato parere favorevole alla grazia, connove bene la famiglia Cipriani, a capo della quale c’è Giuseppe, compagno di Minetti.
L’opposizione, non silenziosa, accusa il Guardasigilli e chiede le sue dimissioni. “Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a chiedere un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c’è più tempo da perdere: la sua permanenza al Ministero della Giustizia si rivela estremamente dannosa, e il dicastero appare privo di guida e controllo”, accusa il Pd, attraverso la responsabile Giustizia, Debora Serracchiani.
Ma chi è veramente Nicole Minetti, l’ex igienista dentale riemersa dopo anni di silenzio? Guai a dimenticare che è stata l’ultima della cosiddetta generazione delle veline in politica. Laureata in Igiene dentale e con un passato da modella, è diventata nota per l’elezione a consigliera regionale della Lombardia nel 2010, all’età di 25 anni, più che per la sua