Il manuale di autodifesa cognitiva dell’esercito italiano: l’allerta sulla guerra ibrida
Ai militari italiani è stato diffuso un vademecum, definito dal capo di Stato maggiore dell’Esercito un «manuale di autodifesa cognitiva». Il generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, intervistato da Rinaldo Frignani per il Corriere della Sera, afferma senza mezzi termini: «Siamo in guerra. Ibrida, ma pur sempre guerra». Secondo Masiello, l’obiettivo di chi conduce queste operazioni è minare la coesione del Paese, colpendo il singolo cittadino attraverso lo smartphone, strumento principale di informazione e formazione delle opinioni. È proprio lì che si gioca la partita, riporta Attuale.
La natura della guerra ibrida e gli attacchi contro l’Italia
Masiello spiega che chi combatte in modo ibrido logora l’avversario senza fornire pretesti per una reazione. Questo approccio consente di testare continuamente i limiti della tolleranza prima di provocare una risposta. Il pericolo, avverte, è reale: si rischia di scivolare in un conflitto aperto. Per evidenziare l’entità del fenomeno, cita dati significativi: gli attacchi informatici gravi sono aumentati di quasi il 50% a livello globale e di oltre il 40% in Italia. Tuttavia, il cyberspazio è solo un aspetto; Masiello menziona anche sabotaggi a infrastrutture, interferenze nei segnali satellitari, violazioni degli spazi aerei alleati e disturbi nelle campagne elettorali. La disinformazione, infine, intacca i processi decisionali a tutti i livelli, compromettendo le informazioni su cui una comunità si basa per le proprie scelte.
Il contenuto del manuale di autodifesa cognitiva per i soldati
Per affrontare queste sfide, l’Esercito provvederà a distribuire a tutto il personale un vademecum che Masiello definisce un manuale di autodifesa cognitiva. Le linee guida sono essenziali: il primo passo è riconoscere le leve emotive utilizzate dalla disinformazione, che inganna prima e convince poi. Il secondo è identificare i segnali d’allerta, come l’urgenza, che ostacola la verifica. Il terzo passo è seguire quattro regole pratiche: fermarsi, controllare, confrontare e solo poi condividere. Masiello sottolinea l’importanza di abbinare a queste misure i valori tradizionali delle forze armate, che rappresentano l’ultimo baluardo contro gli attacchi cognitivi. Tuttavia, avverte che la risposta non può essere solo di natura militare: la resilienza del Paese dipende dall’intero sistema, incluse istituzioni, aziende, media e cittadini. Riferisce anche al non-paper del ministro Guido Crosetto sulla minaccia ibrida, che propone un cambio di paradigma da una postura reattiva a un approccio proattivo per anticipare e neutralizzare gli attacchi.
Le lezioni dalla guerra in Ucraina e il ruolo dei droni Shahed
Masiello descrive l’Ucraina come un laboratorio tragico che testimonia tre diverse guerre in atto: convenzionale, tecnologica e cognitiva. La prima coinvolge mezzi tradizionali come carri armati e artiglieria; la seconda utilizza droni e missili ipersonici; la terza colpisce il morale e la percezione pubblica. La lezione più severa per l’Occidente, sostiene il generale, è che per oltre vent’anni le forze europee, Italia compresa, hanno creduto nella stabilità di una pace duratura. Attualmente, l’Italia guida un battlegroup multinazionale in Bulgaria e ha presenze in Lettonia e Ungheria, con reparti pronte a intervenire in caso di crisi. È importante notare che nel 2025 la Russia ha lanciato in Ucraina 50.000 droni Shahed, che sono economici e sacrificabili, saturando le difese nemiche. Tuttavia, Masiello evidenzia che non bisogna concludere che i droni abbiano reso obsoleti i carri armati e l’artiglieria; piuttosto, è il concetto stesso di impiego di tali mezzi da rivedere. Rientra, dunque, al centro della strategia anche la logistica e la capacità di rigenerazione delle forze.
Aegis 26 e il primato dell’intelligenza umana sull’intelligenza artificiale
Durante l’esercitazione Aegis 26 a Monte Romano, alla quale ha partecipato il presidente Sergio Mattarella, l’Esercito ha testato tre principali elementi: la difesa nello spettro elettromagnetico, la produzione di droni in tempo reale e il recupero dei feriti dal campo di battaglia. Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, il generale Masiello identifica due rischi: il primo è l’atrofia cognitiva, derivante dalla dipendenza dagli algoritmi, il secondo è la cedibilità della responsabilità al comando. Di conseguenza, sottolinea, la regola fondamentale è che la decisione sulla vita e la morte deve sempre rimanere in mano a un essere umano, anche a costo di essere più lenti rispetto a nemici privi di un’etica.
Il dibattito sul ritorno della leva obbligatoria e i tagli alla Difesa
In merito al ritorno del servizio di leva, Masiello resta cauto, evidenziando che la discussione potrebbe deviare l’attenzione dal problema principale. Preferisce inquadrare la questione nella cultura della difesa, citando dati del Censis che mostrano come solo un giovane su sei sia disposto a difendere il Paese. Inoltre, secondo l’Eurispes, poco più di quattro italiani su dieci vedono le spese militari come un mero costo, anche se la percentuale di chi le considera un investimento è aumentata di otto punti in due anni. Da qui la decisione dell’esercito di aprire caserme e università ai giovani, come dimostrato durante la Drone Challenge di Tor di Quinto. Infine, riguardo alla decisione del Consiglio dei Ministri di ridurre le spese extra della Difesa per 8 miliardi, Masiello fa riferimento alla risposta fornita da Crosetto, ribadendo che il percorso per un esercito moderno e tecnologico prosegue senza interruzioni.