Il Papa avverte sui pericoli dell’IA: “Nessun algoritmo rende la guerra accettabile”

25.05.2026 12:05
Il Papa avverte sui pericoli dell'IA: "Nessun algoritmo rende la guerra accettabile"

Il Papa presenta l’enciclica “Magnifica Humanitas” sulla custodia dell’umanità nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Roma, 25 maggio 2026 – Non un documento sull’Intelligenza artificiale, ma sulla custodia della persona umana ai tempi della IA. A 135 anni dalla pubblicazione della Rerum novarum di Leone XIII, pietra miliare della dottrina sociale della Chiesa, papa Prevost ha presentato al mondo la sua prima enciclica Magnifica Humanitas, scritta nel contesto della rivoluzione industriale cognitiva in atto. Scandita in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, il testo scansa sin da subito la tentazione dell’anatema. “La tecnologia non è una forza antagonista rispetto alla persona“, né “un male di per sé“, puntualizza Leone XIV, che per imparare il tedesco si affida all’app Duolingo e nelle notti insonni gioca sul cellulare a Words with friends. Tuttavia, la tecnica “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”, riporta Attuale.

Per questo, Prevost, che ha scelto il nome di Leone per aggiornare la dottrina sociale nel solco di papa Pecci, invoca un Codice etico condiviso per l’Intelligenza artificiale, puntando su politiche e quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente ed educazione degli utenti per una vera e propria ecologia della comunicazione in grado di definire un impiego corretto e critico della IA. La missione, che mira ad un’Intelligenza al servizio dell’umanità e non del potere di pochi, è di grande attualità e complessità. Tale consapevolezza non manca al Papa, che ha deciso di cercare sinergie all’esterno del canonico perimetro ecclesiale, alleandosi nella stesura dell’enciclica con il colosso italo-americano dell’IA, Anthropic.Quest’ultimo condivide l’urgenza di una disciplina dell’Intelligenza artificiale e si trova in rotta con il presidente Usa, Donald Trump, al quale ha negato il proprio know how per applicazioni belliche. Da qui la previsione di un nuovo capitolo nel conflitto fra Santa Sede e Casa Bianca.

Sul piano tecnologico, Prevost respinge “il paradigma tecnocratico“, già denunciato da Francesco nel Messaggio per la giornata della pace del 2024, il quale impone scelte esclusivamente in base a parametri di efficienza e profitto. La tecnologia più potente non è sempre la migliore; l’IA, pur potendo imitare e simulare l’uomo, non possiede coscienza morale, empatia e capacità affettive. Da qui l’urgenza di preservare il senso del limite, opponendosi alle correnti del transumanesimo e del postumanesimo che, con una tentazione prometeica, cercano di superare i confini della condizione umana. Secondo il Papa, “l’essere umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite”, trovando in fragilità e finitudine spazi per la relazione, la cura e l’apertura a Dio e agli altri.

Se la transizione digitale può liberare l’uomo da mansioni gravose e ripetitive, ciò non deve compromettere la tutela della dignità e del valore dei lavoratori di fronte ai rischi di disoccupazione dovuti alla riduzione dei costi. Ciò che preoccupa maggiormente il Papa è l’applicazione bellica dell’IA. “Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”, scrive Prevost. Anzi, la tecnologia non riduce la disumanità del conflitto, ma può renderlo solamente più rapido e impersonale. Il risultato è una normalizzazione della violenza come inevitabile, con la necessità di ottimizzarla, un trionfo della cultura della potenza che la Santa Sede respinge, anche a rischio di scontrarsi con gli Usa, come dimostrato in passato nel caso del Venezuela e, più recentemente, in Medio Oriente. Questo richiamo di Leone XIV a salvaguardare “il diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identità e a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni” deve essere contestualizzato in tali scenari.

Fermo restando il diritto alla difesa, il Papa archivia il concetto di “guerra giusta”, promuovendo piuttosto dialogo, diplomazia e perdono. Non esita a denunciare la crisi del multiculturalismo e a invocare “riforme profonde“ per l’Onu. Seguendo la lezione di Agostino d’Ippona, si pone la scelta tra costruire una nuova Torre di Babele, segnata dalla discordia e dai conflitti, e affermare la Città di Dio in cui l’umano e il divino convivono nel presente e nel futuro.

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