Iran, la crisi economica e la protesta della popolazione: «Non arrivano gli stipendi»

01.05.2026 01:15
Iran, la crisi economica e la protesta della popolazione: «Non arrivano gli stipendi»

Crisi Economica in Iran: Due Milioni di Persone Senza Lavoro

Il collasso dell’economia iraniana si manifesta in modo drammatico nei mercati di Teheran, dove il costo di beni di prima necessità è diventato insostenibile: un uovo costa un milione di rial, mentre un hamburger arriva a cinque milioni. In questo contesto, il salario minimo mensile si attesta a 200 milioni di rial. «Le banche non funzionano e non riusciamo a incassare gli stipendi», riporta Samira dalla capitale. Nonostante una tregua temporanea, le difficoltà quotidiane continuano per molti iraniani che faticano a arrivare a fine mese. È importante sottolineare che l’economia iraniana era già allo stremo prima che i cieli del paese si riempissero di bombardamenti. Le sanzioni severe imposte da Washington, accumulate nel tempo e aggravate dalle decisioni delle Nazioni Unite, avevano già ridotto al minimo le risorse statali. La cattiva gestione e la corruzione endemica hanno contribuito all’inflazione, che ha superato il 50%, innescando proteste di massa tra dicembre e gennaio, culminate con la guerra, che ha inflitto il colpo finale.

Teheran sta cercando di quantificare il disastro attuale; le prime stime non ufficiali parlano di perdite tra i 300 e i 1.000 miliardi di dollari. Gli attacchi hanno colpito vari settori, tra cui impianti petrolchimici e fabbriche, portando alla perdita di posti di lavoro per circa due milioni di persone, mentre centinaia di migliaia sono in cassa integrazione. I professionisti che lavorano online sono stati messi in difficoltà a causa dei blackout imposti dagli ayatollah.

A ulteriore complicazione si aggiunge il blocco navale degli Stati Uniti, attivo dal 13 aprile e voluto senza limiti da Trump. Dopo il 28 febbraio, Teheran ha risposto chiudendo lo Stretto di Hormuz. Nonostante la guerra, nel mese di marzo l’Iran ha continuato a esportare greggio, beneficiando di prezzi che hanno superato i 100 dollari al barile. Secondo il Wall Street Journal, l’analista Miad Maleki stima che il costo di questo isolamento sia di circa 435 milioni di dollari al giorno, con 276 milioni derivanti dal greggio e dai prodotti petrolchimici bloccati nei porti. L’Iran esportava 1,5 milioni di barili al giorno, venduti a un prezzo di guerra di circa 87 dollari al barile.

Nei primi giorni della crisi, le perdite sono state parzialmente compensate dalle riserve di petrolio già in viaggio (170 milioni di barili), che offrono a Teheran una boccata d’ossigeno temporanea, probabilmente fino ad agosto. Tuttavia, la forza che gli ayatollah possono esercitare è la pazienza. Nelle teocrazie, questo diventa una forma suprema di resistenza. Teheran sembra disposta a tollerare la devastazione economica e a negoziare con la miseria del proprio popolo pur di usurare l’avversario, un «lusso» che Trump non può permettersi, riporta Attuale.

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