Ucraina intensifica gli attacchi con droni in Russia, mentre Mosca perde il controllo della narrativa
Un attacco con droni avvenuto vicino a Chernobyl è stato etichettato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky come un «ricatto nucleare», in risposta alla controffensiva ucraina che ha raggiunto il cuore del Cremlino. Le forze russe, mentre faticano ad avanzare sul campo, affrontano una nuova fase del conflitto con la campagna di droni a lungo raggio che colpisce infrastrutture critiche russe, sottolineando come le tensioni non si limitino più solamente agli scontri in Donbass, ma si estendano fino a colpire Mosca, San Pietroburgo e la Siberia, riporta Attuale.
I raid, effettuati durante il forum economico russo, sono stati condotti contro obiettivi strategici, tra cui arsenali navali e depositi petroliferi. Questa nuova strategia da parte delle forze ucraine dimostra una notevole capacità di penetrazione, colpendo nel cuore di importanti basi militari e industriali. Con una chiara intenzione di danneggiare le capacità belliche e l’industria energetica russa, Zelensky ha definito questi attacchi come «sanzioni a lungo raggio», puntando a disintegrare la percezione di normalità che Mosca ha cercato di mantenere tra la popolazione.
Questo panorama rappresenta l’apice di un’evoluzione iniziata nel 2022, con attacchi inizialmente focalizzati su incursioni limitate. Nel 2023, l’Ucraina ha avviato una guerra psicologica, colpendo obiettivi nel cuore di Mosca. Gli attacchi nel 2024 e 2025 si sono concentrati sull’industria energetica, con significativi sabotaggi a raffinerie cruciali. Particolarmente degno di nota è l’Operazione Ragnatela, avviata nel giugno 2025, in cui forze ucraine sono riuscite a lanciare droni in territorio russo, dimostrando un audace cambiamento nella strategia militare.
Nel corso di quest’anno, l’Ucraina ha affermato la propria supremazia nell’uso di droni a lungo raggio, colpendo obiettivi a oltre 1.600 chilometri di distanza. Gli attacchi alle raffinerie nel Mar Nero e gli impianti nel Caucaso continuano a compromettere le capacità di raffinazione del Cremlino, colpendo direttamente l’economia di guerra russa.
In aggiunta, la pressione subita dalla marina e dalla logistica russa si fa sentire, con attacchi a cantieri navali e basi strategiche. Questi sabotaggi mettono a dura prova le capacità di trasporto e logistica, evidenziati dal crollo di un ponte a Bryansk. I raid sugli aeroporti costringono Mosca a ritirare aerei dal fronte, creando ulteriore vulnerabilità.
Secondo l’Institute for the Study of War, una maggiore intensificazione degli attacchi russi è vista come un tentativo di nascondere i successi ucraini. Nonostante un aumento del 37% negli attacchi, i guadagni territoriali russi sono scesi a un minimo storico. Questa situazione ha portato a una crisi nella narrativa russa, mentre la propaganda continua a sostenere il contrario. Il colpo inferto a San Pietroburgo durante un evento di rilievo evidenzia la fragilità della «operazione speciale», costringendo la leadership russa a fare i conti con la realtà degli attacchi ucraini.
In un contesto così critico, Zelensky prevede che questa situazione potrà spingere Mosca a considerare una trattativa. Tuttavia, la vastità dei cieli russi sembra rappresentare un campo di battaglia difficile da proteggere dai droni ucraini.