Il centro cerca di ricostruire la propria identità politica. Il segretario del Partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin, avverte che è fondamentale evitare di ripetere gli errori del passato, enfatizzando l’importanza di mettere il progetto comune sopra gli ego individuali, riporta Attuale.
Marattin ha parlato della necessità di unire le forze centriste, evidenziando che “il Terzo Polo crollò perché non fu messo il progetto davanti agli ego”. Sottolinea che la nuova alleanza centrale deve essere composta da più partiti, come Azione e Pld, che possono dar vita a un nuovo soggetto politico coeso e stabile, capace di sfruttare il suo potenziale elettorale. Attraverso dei numeri, chiarisce che se l’alleanza si limiterà a “abbellire ciò che già esiste”, non riuscirà nemmeno a superare la soglia di sbarramento.
In merito alla riforma elettorale attuale, il politico sottolinea che solo due sistemi possono funzionare in Italia: il proporzionale con sbarramento al 5% o il doppio turno di collegio. Entrambi sistemi, seppur differenti, permetterebbero alle forze politiche di presentarsi con la loro identità, evitando coalizioni confuse. Marattin considera la riforma elettorale attuale come un tentativo fallimentare di mantenere in vita un bipolarismo ormai non più funzionale.
Riguardo a Vannacci, Marattin esprime dubbi sulla sua influenza, affermando che tutto dipende dalla sua posizione all’interno della coalizione di centrodestra, suggerendo che un’eventuale esclusione da essa potrebbe ristrutturare il panorama politico italiano. Inoltre, chiarisce che non ha intenzione di collaborare con Italia Viva.
Sul tema delle primarie, Marattin afferma che se si presenterà un’occasione per incontrarsi, potrebbero discuterne, ma chiarisce che lui non parteciperà, avendo già osservato i danni che l’ego può causare nel processo politico.
Infine, Marattin elenca le tre principali priorità del programma elettorale del suo partito: “Primo, ridurre le funzioni dello Stato in Italia, migliorandone l’efficacia; secondo, avviare liberalizzazioni e riforme competitive in tutti i settori; terzo, realizzare una riforma radicale della scuola, affermando che non sono i sindacati a gestire l’istruzione italiana”.