“Meglio una di meno”: il gruppo antifemminista di Facebook normalizza la violenza attraverso meme educativi

25.06.2026 13:25
“Meglio una di meno”: il gruppo antifemminista di Facebook normalizza la violenza attraverso meme educativi

Il gruppo Facebook “Meglio una di meno”, privato ma con oltre 53mila iscritti, è al centro di polemiche per contenuti antifemministi e misogini. Questo gruppo si distacca dal noto slogan “Non una di meno”, simbolo del movimento femminista contro la violenza di genere, creando un contrasto marcato che ha attirato l’attenzione, riporta Attuale.

All’apparenza, la provocazione online maschera una rete ideologica che si intreccia con antifemminismo, retoriche anti-woke e ambienti di estrema destra. La descrizione del gruppo indica la sua missione: educare le figlie e proteggere donne e bambini dalla propaganda femminista e woke.

Jessica Perra e Delia Cascino, giornaliste tra le prime a denunciare l’esistenza del gruppo nella newsletter Controluce, segnalano che il nome è stato adottato solo recentemente. Inoltre, esisteva una pagina pubblica, ora non visibile, collegata al gruppo. In questo contesto, emergono account dedicati a insegnare agli uomini come ‘rimorchiare’ le donne e associazioni come Pro Vita & Famiglia Torino e media di estrema destra come Esperia e Galt Media, insieme al politico Roberto Vannacci.

Da “Non una di meno” a “Meglio una di meno”: non è solo parodia

Lo slogan “Non una di meno” ha le sua radici nel femminismo latinoamericano e inizia a diffondersi in Argentina nel 2015 durante le mobilitazioni contro i femminicidi e la violenza maschile. Questo motto è stato adottato dalle manifestazioni femministe in Italia e nel mondo, diventando un grido collettivo per i diritti delle donne.

Originariamente concepito dall’attivista messicana Susana Chávez Castillo, assassinata per il suo attivismo, il motto divenne un simbolo della lotta contro il feminicidio. Le parole “Ni una mujer menos, ni una muerta más” rappresentano un forte richiamo all’azione e all’autodeterminazione.

Il gruppo “Meglio una di meno” parodizza questo slogan, cercando di legittimare una narrativa reazionaria e contraria ai diritti acquisiti. Questo atto simbolico mira a ridicolizzare il concetto di autodeterminazione, trasformando una questione cruciale in bersaglio di scherno.

Dall’ironia alla normalizzazione

Questa retorica si inserisce in una strategia culturale più ampia, che normalizza la svalutazione degli ideali femministi attraverso ironie evidenti e false equivalenze. In questo modo, i dati sulla violenza di genere vengono minimizzati e la voce delle vittime ridotta al silenzio, anziché essere riconosciuta come un problema politico.

Come osserva l’avvocatessa Cathy La Torre, “la misoginia si traveste da meme”, sminuendo la gravità della situazione. La diffusione di linguaggi derisori ha conseguenze reali, favorendo il silenzio di chi subisce violenza e rendendo quotidiana la normalizzazione di tali comportamenti.

Le dinamiche linguistiche che entrano nel linguaggio comune, come evidenziato nel blog di Parole O_stili, evidenziano come ciò che appare “normale” sia più difficile da contestare. Questo fenomeno contribuisce all’amplificazione di messaggi antifemministi e reazionari, aumentando la diffusione della cosiddetta “networked misogyny” nei social network mainstream.

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