Meloni vola a Tunisi per la quarta volta: 105 milioni di aiuti per fermare i migranti

18.04.2024
Meloni vola a Tunisi per la quarta volta: 105 milioni di aiuti per fermare i migranti
Meloni vola a Tunisi per la quarta volta: 105 milioni di aiuti per fermare i migranti

Ancora un bilaterale con il presidente Kais Saied per consolidare il “Piano Mattei” e offrire collaborazione e prestiti alle imprese del Paese

«Sono qui con una folta rappresentanza del governo italiano». Comincia così la dichiarazione della premier Giorgia Meloni al termine della visita ufficiale a Tunisi. Ed è l’aspetto che forse più le preme: far vedere ai partner nordafricani che il Piano Mattei non sono chiacchiere, che lei ci crede, e che intende andare avanti. Per questo Meloni, con in tasca un assegno da 105 milioni di euro, ha portato con sé il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, la titolare dell’Università, Anna Maria Bernini, il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli. E annuncia che a breve andranno Guido Crosetto, Gennaro Sangiuliano, Giuseppe Valditara.

«La collaborazione con la Tunisia – dice la premier – è per l’Italia assolutamente una priorità da molti punti di vista ed è anche un tassello del lavoro che l’Italia sta portando avanti con il Piano Mattei». E poi naturalmente c’è un “dono” italiano: 50 milioni per il bilancio dello Stato tunisino finalizzati all’efficientamento energetico; 55 milioni in forma di garanzia di Cassa Depositi e Prestiti a favore di imprese piccole e medie tunisine, un memorandum per gli scambi tra università e la mobilità tra studenti.

Il presidente Kais Saied per una volta è più che soddisfatto, prende «atto del significativo impulso allo scambio di visite tra i due Paesi a vari livelli», ma ci tiene a ribadire «la ferma posizione della Tunisia di rifiutare di essere un punto di insediamento o di transito per i migranti irregolari».

Buona parte della giornata ruota attorno all’immigrazione illegale, infatti. Viminale e palazzo Chigi sono preoccupati perché con l’arrivo della bella stagione sono riprese le partenze da Tunisi dopo diversi mesi in cui il flusso di barche verso Lampedusa si era azzerato. Per questo Giorgia Meloni ringrazia «le autorità tunisine e il presidente Saied per il lavoro che cerchiamo di portare avanti insieme contro i trafficanti di esseri umani. Noi sappiamo che la Tunisia non può diventare il paese di arrivo dei migranti. Su questo va rafforzata la cooperazione, vogliamo coinvolgere le organizzazioni internazionali, lavorare sui rimpatri, ma soprattutto sui flussi regolari».

Ora che si è alla vigilia della elezioni europee e Bruxelles è paralizzata, pesano soprattutto i rapporti bilaterali. E l’accordo tra Meloni e Saied si basa su uno scambio: le autorità tunisine hanno bisogno di soldi per le casse dello Stato, ma soprattutto di far vedere ai loro giovani che hanno strappato un trattamento di favore; le autorità italiane si aspettano che la polizia tunisina intercetti più barche possibile. E quindi la premier insiste nella dichiarazione alle tv, più per il pubblico locale che quello italiano: «Vogliamo lavorare soprattutto sui flussi regolari: come abbiamo fatto con il decreto flussi che consente a circa 12 mila cittadini tunisini formati di poter venire legalmente in Italia. Sul fronte della migrazione legale credo si possa fare molto più da parte dell’Italia, ma è fondamentale che insieme lavoriamo per continuare a combattere gli schiavisti del terzo millennio, le organizzazioni della mafia che per fare soldi facili sfruttano le legittime aspirazioni di chi vorrebbe una vita migliore».

Piantedosi ha incontrato il collega Kamel Fekih lontano dai riflettori. Hanno parlato di motovedette, logistica, scambio di informazioni. L’italiano lo ha ringraziato per «l’incessante impegno della Tunisia nel contrasto ai trafficanti di esseri umani che conferma la validità del percorso di collaborazione compiuto insieme». Ed è questo il punto di vista del nostro ministero dell’Interno: verissimo che ci sia stato un boom di partenze nel 2023, ma i numeri sarebbero stati il doppio se non ci fosse stato il filtro della Guardia nazionale tunisina. I tunisini a loro volta chiedono aiuto per frenare gli arrivi di clandestini nel loro Paese. Risposta di Piantedosi: «Per essere efficaci nel lungo periodo contro le organizzazioni criminali occorre mettere in campo una strategia regionale che richieda anche una continua collaborazione con i principali Paesi di origine dei flussi».

Fonte: LaStampa

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