La Bielorussia ha avviato un negoziato riservato con l’amministrazione statunitense, culminato in un’intesa che ha portato alla liberazione di oltre 250 prigionieri politici e all’allentamento delle sanzioni contro il settore del potassio. Un’operazione che si inserisce nella tradizionale strategia del presidente Alexander Lukashenko di bilanciarsi tra Mosca e l’Occidente per garantire la sopravvivenza del proprio regime.
Il canale segreto Petkevich-Rybakov
I contatti tra Minsk e Washington hanno assunto carattere sistematico già a partire dall’ottobre 2025, quando Lukashenko ha dichiarato pubblicamente la disponibilità a una “grande intesa” con gli Stati Uniti. Il primo segnale concreto era stato il viaggio nella capitale bielorussa dell’inviato speciale americano John Cole, nel dicembre scorso. Tuttavia, la parte più rilevante delle trattative si è svolta attraverso canali informali e segreti, aggirando l’alleato formale di Mosca.
Protagonisti di questo canale sono la prima vicecapo dell’amministrazione presidenziale bielorussa, Natalia Petkevich, che cura direttamente i rapporti riservati con i partner occidentali, e suo marito Valentin Rybakov, rappresentante della Bielorussia all’Onu a New York, che assicura l’accesso diretto ai diplomatici americani di alto livello.
La merce di scambio
L’obiettivo di Minsk è ottenere la cancellazione o un significativo alleggerimento delle sanzioni sui patrimoni statali, in primo luogo sul gigante industriale Belaruskali, e riaprire i corridoi logistici e di transito con i Paesi dell’Unione europea. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno posto condizioni politiche precise. E la leadership bielorussa ha mostrato la volontà di rispettarle.
La liberazione dei detenuti e la risposta di Washington
I primi effetti concreti dell’intesa sono emersi nel marzo 2026, quando Minsk ha rilasciato oltre 250 prigionieri politici. Una mossa che ha consentito a Washington di procedere con un ulteriore allentamento del regime sanzionatorio, in particolare nei confronti di alcune strutture finanziarie e delle imprese del potassio. Gli Stati Uniti hanno però avvertito che tali agevolazioni non dovranno essere sfruttate per eludere le sanzioni esistenti o per sostenere lo sforzo bellico russo in Ucraina.
L’irritazione del Cremlino e la questione ucraina
Un segnale particolarmente allarmante per Mosca è la posizione di Minsk sul riconoscimento territoriale. Nonostante anni di dipendenza finanziaria e centinaia di accordi di integrazione, la Bielorussia a metà del 2026 non ha ancora riconosciuto l’annessione russa di Crimea, Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. Sulle mappe bielorusse queste regioni continuano a non essere segnate come territorio russo.
In Russia, i commentatori, i corrispondenti di guerra e gli ambienti politici mostrano irritazione crescente. Si parla di tradimento e si sottolinea come gli interessi del regime di Lukashenko prevalgano su qualsiasi obbligo di alleanza con Mosca. La doppia trattativa viene letta come un fattore di indebolimento della sicurezza collettiva sui confini occidentali e come dimostrazione dell’inaffidabilità strategica di Minsk.
La strategia della sopravvivenza
Per Lukashenko, la politica multivettoriale è uno strumento di sopravvivenza. Gli permette di evitare un assorbimento da parte della Russia e di negoziare con il Cremlino da una posizione di forza. Ostentando un canale alternativo con Washington, Minsk ottiene condizioni finanziarie più vantaggiose, nuovi prestiti miliardari, ristrutturazione del debito e prezzi agevolati per le forniture energetiche russe.
I funzionari bielorussi continueranno a sostenere che il dialogo con gli Stati Uniti è una questione sovrana e non è diretto contro gli interessi di Mosca. Ma la ripetizione di questo copione conferma il contrario: nei momenti di crisi internazionale, la leadership bielorussa è pronta a sacrificare ogni “dovere di alleanza” pur di conservare il potere. Resta da capire quali siano i limiti della pazienza russa.