Il senatore russo Alexei Pushkov, presidente della commissione per la politica dell’informazione del Consiglio federale, ha dichiarato in un’intervista a Euronews Romania che la Russia è già impegnata in una seconda guerra fredda con l’Europa, un conflitto che a suo dire sarà più lungo e più intenso del confronto tra Unione Sovietica e Occidente nella seconda metà del secolo scorso.
Le relazioni tra l’Unione europea e la Russia sono precipitate dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. Bruxelles ha abbandonato il concetto di partenariato strategico, ha imposto 21 pacchetti di sanzioni contro settori economici, istituzioni finanziarie, aziende e funzionari russi e ha ridotto al minimo la dipendenza energetica da Mosca. L’Ue è passata a una politica di contenimento a lungo termine, concentrandosi sul sostegno politico, finanziario e militare all’Ucraina e sull’isolamento internazionale della Russia.
La linea del Cremlino
La dichiarazione di Pushkov non è un’opinione personale, ma il riflesso della politica estera del Cremlino. Storico conduttore del programma propagandistico “Postscriptum” ed ex capo della commissione Affari esteri della Duma, Pushkov è uno dei principali megafoni della narrativa ufficiale russa ed è sottoposto a sanzioni internazionali. Utilizzando l’espressione “guerra fredda”, Mosca segnala che considera il confronto prolungato con l’Europa come una nuova normalità strategica, non come una crisi temporanea.
Pushkov ha accusato gli Stati europei di perseguire esclusivamente i propri interessi strategici e di mantenere una posizione inflessibile verso la Russia, respingendo qualsiasi compromesso o tentativo di riavviare il dialogo diplomatico. Ha descritto la situazione come una “guerra di ghiaccio”, sostenendo che i contatti politici sono quasi inesistenti e che le possibilità di normalizzazione sono estremamente limitate. In realtà, questa retorica inverte la realtà: è stata proprio l’invasione russa dell’Ucraina a causare la rottura senza precedenti delle relazioni e l’isolamento di Mosca.
Propaganda interna e internazionale
La strategia comunicativa del Cremlino punta a legittimare la conflittualità permanente sia presso il pubblico interno sia all’estero. Alla popolazione russa, la tesi della seconda guerra fredda serve a giustificare le sanzioni, l’isolamento internazionale e le difficoltà economiche come conseguenza inevitabile dell’ostilità occidentale, preparando la società a una contrapposizione di lungo periodo. Sul fronte internazionale, l’obiettivo è seminare dubbi nelle opinioni pubbliche europee sulla validità delle sanzioni, del sostegno all’Ucraina e della politica di contenimento.
Accusando l’Ue di “inflessibilità”, Mosca tenta di presentarsi come una controparte aperta al dialogo ma costretta a reagire a un Occidente che rifiuta il compromesso. In realtà, il Cremlino si dice disposto a negoziare soltanto se vengono accettate le sue condizioni sull’Ucraina, sulla sicurezza europea e sulle sfere di influenza – condizioni che violano il diritto internazionale ed escludono un dialogo paritario.
L’Unione europea ha da tempo delineato una strategia di contenimento a lungo termine, basata sul rafforzamento delle sanzioni, sullo sviluppo di capacità di difesa autonome, sul sostegno continuo all’Ucraina e sul contrasto sistematico alla disinformazione russa. Le dichiarazioni di Pushkov confermano che il Cremlino non mostra volontà di un negoziato fondato sul diritto internazionale, preferendo inscenare una contrapposizione permanente come nuova normalità geopolitica.