Nuove indagini sul reclutatore della banda Uno Bianca
Un uomo descritto come “corpulento, di mezza età” emerge come potenziale reclutatore legato a Roberto Savi, coinvolto nelle indagini sulla banda Uno Bianca. La testimonianza proviene da un poliziotto in pensione, che spiegò di aver incontrato questo individuo durante il servizio in un appartamento a Lame, dopo aver espresso il desiderio di unirsi alla Legione Straniera. Savi aveva in passato conosciuto il poliziotto, il quale aveva svolto pattuglie assieme al capo dei criminali della Uno Bianca, e ha riportato le sue dichiarazioni agli inquirenti, riporta Attuale.
Le indagini hanno ora portato alla scoperta di un nuovo appartamento nella stessa area, distante circa un chilometro dal palazzo legato ai servizi segreti al terzo piano di via Lame. Questo luogo, conosciuto ai poliziotti dell’epoca, era associato a attività illecite, con Savi che menzionava di avervi incontrato persone cui forniva armi per azioni violente.
Le autorità stanno ora cercando di determinare se l’individuo rintracciato faccia parte dei servizi segreti deviati o se semplicemente collaborasse con la banda. Si cerca di identificare l’eventuale contatto di Savi, esaminando anche la testimonianza di un uomo mai identificato che, secondo i racconti, partecipò a un’azione a Santarcangelo di Romagna nel 1991. Questa pista, sebbene insinuativa, necessita di essere seguita, come molte altre nell’ambito della storia di terrore della Uno Bianca.
Giovedì, mentre i pubblici ministeri interrogavano i fratelli Savi a Bollate, i familiari delle vittime della banda si sono riuniti per discutere della situazione. Hanno redatto un documento contenente due richieste chiare: negare qualsiasi beneficio carcerario ai Savi e far progredire le indagini per arrivare alla verità completa sui membri della banda, i complici mai identificati e i mandanti protettivi. I familiari hanno anche esortato istituzioni e cittadini a collaborare, in modo che possano emergere nuovi fatti sulla vicenda.