Nei mesi precedenti alle elezioni di aprile, il governo ungherese allora guidato da Viktor Orbán avrebbe potuto distribuire almeno 500 miliardi di fiorini di fondi pubblici attraverso decisioni non pubbliche e non trasparenti. Le misure riguardavano trasferimenti di bilancio e finanziamenti destinati a imprese, fondazioni, associazioni, strutture ecclesiastiche, iniziative sportive e acquisti immobiliari, in un periodo segnato da un forte deficit dei conti dello Stato.
Tra i provvedimenti adottati in quella fase figurava anche il sostegno a società considerate vicine al sistema NER. A 16 imprese, secondo i dati successivamente raccolti, era prevista l’assegnazione di aiuti per complessivi 47 miliardi di fiorini. Le decisioni non furono rese pubbliche attraverso i normali canali, mentre la loro esistenza e il loro contenuto sono emersi solo in seguito da una richiesta di accesso alle informazioni pubbliche.
Nei mesi prima del voto, risorse e garanzie attraverso decisioni riservate
La stessa amministrazione coinvolse inoltre l’Eximbank, la banca statale ungherese per il finanziamento delle esportazioni, e concesse garanzie sulle obbligazioni di due società collegate al sistema NER. Il valore complessivo delle garanzie raggiungeva 500 milioni di euro, pari a circa 200 miliardi di fiorini.
In questo modo lo Stato assunse rischi finanziari rilevanti per operazioni riguardanti imprese associate alla rete economica vicina al potere. La misura si aggiungeva agli stanziamenti diretti previsti dalle decisioni di bilancio e rafforzava i dubbi sull’impiego di risorse pubbliche a vantaggio di strutture imprenditoriali legate all’ex governo.
Il quadro finanziario rendeva l’operazione particolarmente controversa. L’Ungheria registrava uno dei livelli di consumo delle famiglie più bassi dell’Unione europea, mentre le condizioni delle finanze pubbliche peggioravano. Per il 2026, la Commissione europea prevede un deficit di bilancio ungherese pari al 6,2 per cento.
1 settembre 2026, l’inchiesta sui documenti firmati da Orbán
Il 1° settembre 2026 i media hanno riferito che l’allora governo Orbán poteva avere distribuito almeno 500 miliardi di fiorini nei mesi antecedenti alle elezioni di aprile. I giornalisti di Népszava, sulla base dei dati ottenuti da 24.hu attraverso una richiesta di informazioni pubbliche, hanno individuato 55 decisioni firmate da Viktor Orbán.
Secondo la ricostruzione giornalistica, altre 28 decisioni potrebbero essere rimaste secretate. La documentazione disponibile mostra che la maggior parte dei provvedimenti riguardava riallocazioni di fondi pubblici e finanziamenti a una platea eterogenea di soggetti: aziende, fondazioni, associazioni, organizzazioni ecclesiastiche, attività sportive e operazioni immobiliari.
Il numero dei documenti individuati ha permesso di ricostruire la portata del meccanismo, ma non l’intero perimetro delle somme movimentate. Il valore minimo indicato nelle ricostruzioni è di 500 miliardi di fiorini, mentre la possibile esistenza di altri 28 provvedimenti lascia aperta una parte del quadro documentale.
Dopo la pubblicazione, la contestazione sulla legalità delle procedure
La questione non riguarda soltanto la destinazione delle risorse, ma anche la forma con cui il governo le avrebbe assegnate. Miklós Ligeti, direttore legale di Transparency International Hungary, ha dichiarato che l’uso di decisioni non pubbliche per disporre di fondi di bilancio è illegale, perché provvedimenti di questo tipo devono essere ufficialmente pubblicati.
La valutazione di Transparency International Hungary ha spostato il problema dal piano della sola opportunità politica a quello della regolarità giuridica. Le somme, le garanzie e i beneficiari erano stati individuati attraverso documenti sottratti alla normale pubblicità, mentre l’accesso ai dati è stato possibile solo tramite una richiesta formale di informazioni.
La ricostruzione ha quindi collegato tre elementi della gestione dell’ex governo Orbán: le decisioni riservate firmate dal primo ministro, le riallocazioni di bilancio destinate anche a imprese e strutture vicine al potere e l’intervento dell’Eximbank a sostegno di obbligazioni per circa 500 milioni di euro. Il tutto è avvenuto mentre il bilancio ungherese si dirigeva verso un disavanzo stimato al 6,2 per cento del prodotto interno lordo nel 2026.
La posizione attuale è quella delineata dai documenti resi disponibili e dalle contestazioni giuridiche: almeno 55 decisioni firmate da Orbán risultano individuate, altre 28 sono ritenute probabilmente secretate e centinaia di miliardi di fiorini sono stati destinati, anche attraverso garanzie statali, a soggetti pubblici e privati tra cui imprese collegate al sistema NER.