Scontri in Val di Susa: fermati quattro giovani tedeschi, possibile accusa di terrorismo

28.07.2026 06:45
Scontri in Val di Susa: fermati quattro giovani tedeschi, possibile accusa di terrorismo

Accuse di terrorismo e violenze in Val di Susa

Devastazione e saccheggio. È questa l’accusa formulata nei confronti di quattro ventenni tedeschi, arrestati per gli scontri di sabato scorso nei pressi dei cantieri Tav di San Didero, Salbertrand, Chiomonte e Traduerivi, eventi durante i quali oltre 120 agenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti. Recentemente, il Tribunale di Torino ha approvato l’esecuzione dell’allontanamento immediato di due di questi individui, imponendo un divieto di reingresso in Italia per tre anni. Gli inquirenti, guidati dal procuratore capo di Torino, Giovanni Bombardieri, stanno attualmente valutando la possibilità di addebitare reati associativi, inclusa l’aggravante della finalità di terrorismo. L’obiettivo dichiarato è identificare i partecipanti al campeggio del festival dell’Alta Felicità, per tracciare la rete di anarchici violenti che hanno raggiunto la Val di Susa, soprattutto dalla Francia, ma anche da Spagna e Gran Bretagna, per unirsi al ‘Blocco Nero’, riporta Attuale.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sostiene che esista “un’internazionale della violenza e del disordine”, un’organizzazione che, secondo le parole del questore di Torino, Massimo Gambino, mira a trasformare la Val di Susa in un “laboratorio europeo della guerriglia urbana”. Attraverso registrazioni video e immagini ottenute da droni, si stanno cercando collegamenti che evidenziano l’alleanza tra antagonisti e anarchici. Sotto gli ombrelli e i K-way scuri, pieni di pietre, dietro a nomi in codice e col nastro adesivo a coprire i tatuaggi, si celano giovani di gruppi eterogenei che, con l’ausilio dei No Tav, hanno raggiunto il cantiere di Chiomonte attraverso i sentieri boschivi. Guido Fissore, esponente del movimento No Tav, ha confermato questa unità d’intenti: “Quello che è successo lì lo abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili”, ha dichiarato in conferenza stampa, specificando che questo non significa incoraggiare violenze contro la polizia, ma che l’accesso al cantiere è stato un’azione condivisa.

Nei recenti scontri in Val di Susa, un obiettivo comune ha svolto un ruolo cruciale, anche se, come spiega Donatella della Porta, professore di Scienza Politica alla Scuola Normale Superiore di Firenze e direttore del Center on Social Movement Studies (Cosmos), questo non implica una coordinazione internazionale. “In situazioni come quella di Chiomonte, si osservano spirali di radicalizzazione in risposta a forme di repressione più forti da parte dello Stato. La mia impressione è che l’idea di terrorismo antifascista organizzato, come sostenuto da Trump, non rispecchi la realtà. In momenti simbolicamente significativi, gruppi provenienti da vari paesi con visioni antagoniste più radicali possono interagire, ma il livello di coordinamento rimane spesso basso e limitato a specifiche azioni. Non esiste un’organizzazione più ampia con obiettivi politici elaborati. Si tratta di persone con storie diverse che si riuniscono occasionalmente attorno a episodi specifici, portando con sé una lunga storia di conflitti tra manifestanti e polizia, simile alla dinamica di un rave o a certi eventi sportivi”, ha dichiarato.

La struttura dei movimenti coinvolti negli scontri di sabato si rifà, dal vestiario ai simboli utilizzati, ai “Black bloc” di 25 anni fa. “Questi gruppi si uniscono su specifiche modalità d’azione e su una rabbia comune, radicalizzandosi durante gli scontri con la polizia, piuttosto che attraverso coordinamenti strutturati”, afferma della Porta. In questo contesto, la condivisione di interessi sulla Torino-Lione tra italiani e francesi ha facilitato l’incontro tra attori diversi, alcuni dei quali adottano forme di protesta più moderate, mentre altri promuovono scontri più violenti. “Negli anni ’90 si erano sviluppati modelli in cui l’intervento della polizia garantiva il diritto di manifestare pacificamente, isolando le azioni più violente. Oggi,” conclude la sociologa, “è cruciale che tali modelli ritornino in auge.”

2 Comments

  1. Che situazioni assurde… sembra di essere tornati indietro nel tempo con quei “Black bloc” che spuntano ovunque. È incredibile come la protesta possa degenerare in violenza. Ma da quando è diventato normale distruggere tutto per farsi sentire? La Val di Susa non merita tutto questo caos!

  2. Ma dai, che situazione incredibile! I giovani vengono accusati di terrorismo per gli scontri in Val di Susa? Sembra che ci sia un clima di tensione in crescita, e il governo sembra poco capace di gestirlo… La protesta ci sta, ma la violenza non porta mai a nulla di buono, siamo tutti stanchi di queste scene…

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