Xi Jinping parla di «distensione» prima del vertice con Trump, mentre Taiwan resta una linea rossa

22.09.2026 12:45
Xi Jinping parla di «distensione» prima del vertice con Trump, mentre Taiwan resta una linea rossa

Xi Jinping e Trump: verso una stabilità strategica sebbene Taiwan rimanga un punto critico

Nel secondo vertice dell’anno tra il presidente cinese Xi Jinping e l’ex presidente statunitense Donald Trump, l’obiettivo della “distensione” emerge come una chiave fondamentale, riporta Attuale. Questo tema è stato evidenziato dal professor Da Wei, docente di Sicurezza e Relazioni Internazionali alla Tsinghua di Pechino, in un articolo su Foreign Affairs.

Da Wei ricorda che, nel primo incontro di maggio, i due leader avevano concordato la necessità di una “relazione costruttiva di stabilità strategica”, un concetto che ha suscitato scetticismo tra gli analisti di Washington, considerato da molti come “parole vuote”. Tuttavia, si tratta di una dichiarazione di consenso significativo tra le due potenze dopo oltre un decennio di conflitti crescenti.

Il politologo cinese avverte che tale stabilità non implica necessariamente una distensione nucleare simile a quella tra Washington e Mosca durante la Guerra Fredda, ma piuttosto suggerisce un contesto in cui entrambe le nazioni possano evitare un ulteriore deterioramento delle relazioni e ampliare la cooperazione in ambiti di interesse comune.

Secondo Da Wei, la dirigenza cinese è consapevole che questa nuova formula non risolverà il lungo elenco di contenziosi esistenti, ma mira a preservare le relazioni bilaterali, condizione che potrebbe portare ad una riduzione delle tensioni militari oltre che commerciali.

Uno dei principali motivi d’interesse per Xi riguarda il riconoscimento da parte americana di trattare la Cina come un partner pari. In secondo luogo, l’evitare un ulteriore deterioramento delle relazioni potrebbe prevenire conflitti aperti. Si tratta di un obiettivo pragmatico e più facilmente raggiungibile rispetto a un accordo globale su tutte le questioni pendenti.

Da Wei conclude il suo intervento con l’auspicio che una stabilità strategica realizzata possa essere frutto di sforzi congiunti, senza che una delle parti ne tragga vantaggi a discapito dell’altra. Il prossimo passo auspicabile, legato al vertice alla Casa Bianca, è quello di rendere questa struttura sostenibile nel tempo.

Nonostante affermi di non essere stato spinto a scrivere il suo articolo dalla dirigenza cinese, Da Wei evidenzia che Xi e Trump hanno in agenda altri due incontri nel corso dell’anno: uno a novembre in occasione della riunione Apec a Shenzhen e l’altro a dicembre al G-20 di Miami, occasioni potenzialmente positive per rafforzare il dialogo personale tra i leader delle due superpotenze.

Tuttavia, il professor Da Wei non è ingenuo; nel suo articolo espone anche le condizioni che la Cina porrebbe per implementare una “stabilità strategica”. Qualora gli Stati Uniti dimostrino rassicurazioni adeguate, i comportamenti assertivi della Cina potrebbero ridursi significativamente. La questione di Taiwan resta in cima alle preoccupazioni, considerata la potenziale causa di conflitti armati tra le due nazioni.

Nell’incontro di maggio, Xi ha messo in guardia Trump sulla “Trappola di Tucidide”, riferendosi ai conflitti storici tra potenze emergenti e dominanti. La questione di Taiwan continua a rappresentare una linea rossa, con Trump che ha espresso la sua riluttanza a coinvolgere le forze statunitensi in un conflitto a così grande distanza per motivi legati a un’isola così vicina alla Cina.

In aggiunta, Xi ha mostrato attenzione verso la Corea del Nord, mentre Trump ha ripreso a parlare di un possibile incontro con Kim Jong-un, che potrebbe conferire ulteriore slancio alla sua immagine di leader pacifista, anche a fronte delle crescenti tensioni in Medio Oriente. Tuttavia, il regime di Kim, alleato di Mosca, non mostra alcun segno di urgenza nel riprendere negoziati, a meno che non siano garantiti benefici tangibili.

Infine, Xi ha gestito l’approccio verso la Corea del Nord, sottolineando l’importanza di mantenere una relazione con Kim, data la dipendenza economica della Corea del Nord dalla Cina. Si prevede che Xi possa offrire a Trump l’opportunità di incontrare Kim, con ipotesi che questo incontro possa avvenire durante l’Apec a novembre, rappresentando un possibile regalo diplomatico cinese.

1 Comment

  1. Ma dai, sembra che i leader si stiano davvero sforzando per trovare una quadra, ma Taiwan è come un fantasma che aleggia.. Non sarà facile, eh. Noi qui in Italia speriamo che non scoppi niente, specie con tutte le tensioni già presenti in Medio Oriente. Un po’ di pace non guasta mai, certo!

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