Gli Houthi e l’Iran mirano a minare la leadership di Mohammed Bin Salman

15.10.2026 07:35
Gli Houthi e l'Iran mirano a minare la leadership di Mohammed Bin Salman

Attacchi degli Houthi mettono in discussione la sicurezza dell’Arabia Saudita nonostante un budget militare faraonico

Negli ultimi giorni, l’aeroporto internazionale di Riad è stato colpito quattro volte in quattro giorni dagli Houthi dello Yemen, portando a 18 morti e centinaia di feriti, e causando la paralisi di tutti i voli nella principale economia del Medio Oriente. Questo avviene nonostante l’Arabia Saudita, guidata dal principe Mohammed Bin Salman, abbia speso oltre 200 miliardi di dollari per la difesa nel triennio, con 163 miliardi destinati tra il 2024 e il 2025. La spesa militare rappresenta una parte considerevole del bilancio di Riad, assorbendo oltre un quinto delle sue spese. Riad ha anche stipulato contratti per sistemi di difesa missilistica, come i Patriot Pac-3 americani e i Cheongung-II sudcoreani, ma risulta inadeguata a proteggere le proprie infrastrutture critiche, riporta Attuale.

I recenti attacchi hanno messo in luce l’insufficienza delle capacità difensive saudite, nonostante i vasti investimenti. L’aeroporto di Riad è stato bersaglio di bombardamenti, causando gravi danni e evidenziando la vulnerabilità della capitale. Inoltre, un missile balistico sparato dalla milizia Houthi ha centrato i principali impianti di Saudi Aramco a Dhahran, infliggendo danni enormi e mettendo a rischio uno dei colossi dell’energia mondiale.

Questi eventi hanno ridotto in discussione la strategia di difesa del regno, con la leadership saudita che appare debole e incapace di garantire la sicurezza necessaria. Gli attacchi non solo colpiscono le infrastrutture, ma minano anche la credibilità di Mohammed bin Salman, la cui modernizzazione dell’economia e ambizioni di diversificare al di fuori del petrolio stanno subendo un colpo significativo.

I ribelli Houthi non si limitano a danneggiare le infrastrutture economiche; il loro obiettivo è creare le condizioni per un possibile cambiamento di regime, sfidando direttamente le fondamenta del potere di Bin Salman. Le attuali offensive, quindi, rappresentano una minaccia non solo alle esportazioni di petrolio saudite, ma anche al governo stesso del principe ereditario.

Questa situazione si complica ulteriormente nel contesto di una guerra iniziata anteriormente da Donald Trump contro l’Iran, un nemico percepito dall’Arabia Saudita. Resta incerto se le manovre di Teheran avvieranno un cambiamento di regime, ma mai come in questo periodo, Bin Salman appare vulnerabile.

In un contesto già teso, la scelta di Riyad di programmare una «Future Investment Initiative» mentre l’aeroporto è chiuso e il regno è sotto attacco suscita interrogativi sulla capacità del governo saudita di gestire la crisi. La questione del transito del petrolio nel Golfo rimane delicata; nonostante il volume di esportazioni sia aumentato, il rifiuto dell’Arabia Saudita a pagare un pedaggio informale all’Iran pone il regno in una posizione difficile.

Nel frattempo, la tensione nella regione continua a crescere, con i Guardiani della Rivoluzione iraniani che colpiscono mercantili e disabilitano imbarcazioni legate agli Stati Uniti. Il prezzo del petrolio Brent è elevato, mantenendosi intorno a 106 dollari al barile, mentre l’Arabia Saudita cerca di raffreddare il mercato annunciando nuove strategie per incrementare le esportazioni evitando lo Stretto di Hormuz.

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