Sono intervenuti gli autori del documentario, Felice Florio e Alessandra Mancini, insieme a Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, e Paolo Impagliazzo, segretario generale della Comunità di Sant’Egidio, riporta Attuale.
Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei deputati, ha partecipato alla presentazione del primo documentario prodotto da Open, tenutasi presso la Camera dei deputati. «Il nostro ordinamento – a partire dalla Costituzione – riconosce alla pena una funzione rieducativa. E proprio per questo, il sistema penale minorile ha sempre avuto, nel nostro Paese, una vocazione più avanzata, più umana, più orientata al recupero che alla sola punizione. Ma oggi questo modello è in sofferenza: la carenza di strutture adeguate, il sovraccarico delle comunità, la fatica degli operatori, sono segnali che ci devono far riflettere». Il cortometraggio, realizzato dai giornalisti Alessandra Mancini e Felice Florio e coprodotto insieme a Eclettica, esplora il complesso universo della giustizia minorile attraverso le storie di quattro giovani coinvolti in un percorso di rieducazione, crescita e consapevolezza all’interno di strutture detentive, mirato al loro reinserimento nella società. Erano presenti all’evento anche il direttore Franco Bechis, la vicedirettrice Sara Menafra, oltre ai due autori del documentario, Rita Bernardini e Paolo Impagliazzo.
«Si deve fare di più»
Il documentario è stato girato all’interno degli istituti penitenziari minorili di Nisida (Napoli) e Beccaria (Milano). Felice Florio spiega che «l’esigenza di realizzare questo lavoro è nata da una domanda semplice ma cruciale: ha ancora senso oggi il carcere per i minori dopo che hanno commesso un reato?». Da questo interrogativo prende avvio il viaggio dei due autori in una realtà complessa, non sempre facile da affrontare, poiché è un tema che molti preferirebbero ignorare. «I luoghi che abbiamo scelto di raccontare mostrano che si potrebbe e si dovrebbe fare molto di più. Non investire nella rieducazione e nel recupero della dignità di chi sbaglia equivale a rinunciare a valorizzare potenzialità inespresse, il che comporta un costo sociale ed economico altissimo: un circolo tutt’altro che virtuoso».
«Non esistono ragazzi cattivi»
Mancini afferma: «Non esistono ragazzi cattivi, esistono ragazzi che sbagliano, commettendo errori che possono derivare da molteplici fattori: il contesto in cui crescono, le condizioni familiari, sociali ed economiche. Tuttavia, ciò non significa che non possano essere recuperati. Questa affermazione non proviene solo da me, ma è sancita dalla nostra Costituzione».
«Non c’è razionalità»
Rita Bernardini, prima della proiezione del documentario, ha fornito un quadro realistico delle condizioni nelle carceri italiane, con particolare attenzione a quelle minorili. Ha rivelato che all’interno delle strutture per minori, spesso l’unico interlocutore è l’agente di polizia, mentre figure professionali come psicologi ed educatori sono presenti in modo sporadico. «A cosa serve così?», chiede Bernardini. Mette in luce l’assenza di un progetto rieducativo concreto, supportato da dati che evidenziano quanto sia dispari la distribuzione dei fondi: «Lo Stato italiano spende annualmente 3,5 miliardi per l’amministrazione penitenziaria degli adulti, mentre solo 400 milioni vengono destinati alla giustizia minorile e di comunità. Questa situazione è priva di razionalità».
Un approccio personalizzato
Infine, Paolo Impagliazzo sottolinea che il documentario riesce a «mettere al centro i giovani, con le loro aspirazioni, le loro difficoltà, la loro crudezza e anche con una prospettiva». Evidenzia la necessità di rispondere alla marginalità guardando al futuro, promuovendo un approccio personalizzato, creato su misura per ciascun individuo, che possa emergere solo attraverso il dialogo e l’ascolto.