Roma – Cavalcare l’onda della mobilitazione pacifista e principalmente pacifica e di massa del movimento pro-Pal è la strategia concordata tra il segretario della Cgil Maurizio Landini e la segretaria del Pd Elly Schlein. Entrambi sembrano inseguire uno spontaneismo, principalmente giovanile ma non solo, che si presenta come “liquido” e difficile da definire, riporta Attuale.
La rivolta sociale e il sindacalismo di sinistra
Da sempre impegnato nella costruzione di un blocco di alternativa basato su una malintesa “rivolta sociale” per la difesa dei principi costituzionali, il leader della Cgil mostra il limite della sua strategia, non puntando a obiettivi politici e di governo, tipici del sindacalismo di sinistra. D’altra parte, la segretaria dem punta a recuperare almeno una parte del consenso elettorale perduto dal Pd, che ha toccato tutto l’arco politico, attraverso una ri-motivazione identitaria dell’elettorato di sinistra. Questo approccio inizia dalla causa palestinese, che suscita indignazione in ampie fasce della cittadinanza alfabetizzata e informata, accompagnato dall’endorsement ai movimenti che la sostengono.
Il leader 5 Stelle Giuseppe Conte ha iniziato a percorrere questa strada già dalla scorsa primavera, quando il corteo nazionale romano promosso dal movimento contro il riarmo europeo e a favore della Palestina ha superato la manifestazione sovranista europea, che ha visto una partecipazione limitata degli altri partiti del centrosinistra.
Gli scontri in piazza, la trappola delle violenze e la maggioranza silenziosa
L’azzardo della strategia di Schlein e Landini presenta diverse sfide. Da un lato, c’è la “maggioranza silenziosa” che potrebbe non condividere le disfunzioni causate dagli scioperi e, ancora di più, dai blocchi dei binari e del traffico. Dall’altro, in una società “liquida” priva di organizzazioni di massa, è difficile stabilire un dialogo diretto con movimenti che non sono più inclini a fare scelte di partito come in passato, e tanto meno che la mobilitazione partecipativa funzioni a senso unico. Non si può sottovalutare il rischio di cadere nella trappola delle violenze, la cui minaccia è oggi mitigata dalla prudente gestione della piazza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
In occasione di recenti manifestazioni, come quella a Napoli per lo sciopero generale indetto dai sindacati in solidarietà con il popolo palestinese e la Flotilla, si è sottolineata l’importanza di mantenere un approccio pacifico.
La sfida ai sindacati di base
La prova che Landini si trova a dover affrontare è evidente in una recente conferenza stampa alla Camera, dove ha avuto modo di interagire con il leader Usb del Lazio, Guido Lutrario, ed il rappresentante dei Cobas, Vincenzo Miliucci. Miliucci, noto per il suo attivismo negli anni ‘70, ha sollevato questioni storiche significative. È interessante notare che, all’interno del Pd (e anche nel sindacato), c’è chi esprime preoccupazione sul fatto che, nonostante il sostegno generale per le mobilitazioni pacifiche, esista il rischio di derive minoritarie e potenzialmente violente tra i giovani.
Le preoccupazioni dei centristi dem
“Non inseguire le curve, ma parlare a tutto lo stadio” è il consiglio di chi, come il senatore Walter Verini, si preoccupa di preservare il fondamento del Pd a scapito della frenesia sinistrorsa di Schlein. È significativo notare che le tribune di ceti medi e medio-alti, tra cui docenti, medici, commercianti e lavoratori autonomi, costituiscono ora il pubblico dell’impegno politico-elettorale, mentre le fasce popolari sono sempre più disimpegnate, rendendo difficile la rappresentanza dei loro bisogni.