Conti pubblici, la lega mina la stabilità del governo: forze politiche avvertono contro scelte unilaterali

27.04.2026 06:15
Conti pubblici, la lega mina la stabilità del governo: forze politiche avvertono contro scelte unilaterali

Il governo italiano affronta sfide economiche e politiche nel Documento di finanza pubblica

La settimana che porta il Documento di finanza pubblica in Parlamento si apre con il governo italiano alle prese con l’esigenza di ottenere margini da Bruxelles per sostenere famiglie e imprese, mantenendo al contempo unita una maggioranza che esprime linee diverse sul Patto di stabilità. Giovedì, la risoluzione comune sul Dfp dovrà chiarire la direzione da prendere. La Lega ha già alzato la posta, con Claudio Borghi che propone di includere nel testo l’abbandono del Patto, “eventualmente anche unilaterale” se l’Ue non dovesse fornire risposte. Questa posizione provocatoria ha incrementato le tensioni tra gli alleati, mentre Fratelli d’Italia frena con Marco Osnato che invita a evitare “voli pindarici o fuochi d’artificio” e a lasciare lavorare governo, Mef e Parlamento, riporta Attuale.

Il dibattito politico si concentra sulla Lega, che spinge per una sfida diretta, mirando anche a intercettare il malessere di un’economia colpita da vincoli di bilancio, aumento dei prezzi e costi energetici. Al contrario, gli azzurri sostengono un approccio negoziale, proponendo una revisione del Pnrr o dei fondi di coesione per affrontare le questioni energetiche oppure un nuovo strumento europeo sull’energia, temporaneo e ancorato al Pil. Fratelli d’Italia cerca una sintesi, premendo sull’Europa senza mettere a repentaglio la credibilità finanziaria italiana, suggerendo misure come lo scorporo delle spese energetiche e la possibile attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del nuovo Patto. Il governo sta dialogando con la Commissione europea e cercando alleati, in particolare con la Francia, per contrastare i Paesi frugali. La rimodulazione dei fondi di coesione verso cinque priorità (competitività, casa, risorse idriche, energia e difesa) è considerata ma una sospensione netta del Patto risulta difficile da accettare per Bruxelles.

Le opposizioni colgono l’occasione per criticare: il Pd sottolinea “due linee opposte”, mentre Italia viva parla di “caos” seguendo l’annuncio di un deficit al 3,1%. La pressione sui conti si intreccia con l’agenda dei prossimi giorni. In Consiglio dei ministri arriverà il piano casa, già rinviato più volte, che prevede oltre 100mila alloggi in dieci anni, destinati a giovani coppie, genitori separati, lavoratori e studenti fuori sede, disabili, donne vittime di violenza, famiglie con minori e nuclei monogenitoriali. L’investimento iniziale è di 970 milioni, con l’eventualità di aggiungere fino a 1,1 miliardi dai fondi di coesione entro il 2030. Inoltre, il governo richiamerà 1,9 miliardi dalla riprogrammazione dei fondi di coesione per la casa, 732 milioni da progetti europei e 1,1 miliardi di risorse nazionali. Il piano prevede di recuperare immobili non utilizzati e coinvolgere il settore privato e la finanza immobiliare.

Accanto al piano casa, è previsto il decreto lavoro, che include bonus per giovani e donne, incentivi nelle Zes e considerazioni sulla detassazione delle quattordicesime. Queste misure sono cruciali per affrontare il disagio sociale immediato, ma si scontrano con la questione delle coperture finanziarie. La proroga del taglio delle accise è complicata dai tempi parlamentari e dalla scarsità di risorse, rendendo lo scostamento una questione sullo sfondo, più come un ponte verso la prossima manovra che come risposta immediata per il carburante.

In questo scenario, la maggioranza si prepara ad affrontare il passaggio parlamentare con l’obiettivo di evitare che la risoluzione sul Dfp diventi un campo di battaglia interno e persuadere Bruxelles che senza margini su energia, casa e lavoro, i rischi non sono solo contabili ma anche economici e sociali.

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